È da quando sono bambino che in casa mia sento ripetere questo genere di discorso:
“Esiste una differenza sostanziale fra il modo con cui ci hanno copiato il ‘made in Italy’. Prendi i cinesi: loro ci copiano e basta, puntano all’imitazione e la qualità non è così importante. I giapponesi invece copiano per migliorare.”
Ora, questa frase ha almeno ventanni, nel senso che risale al periodo in cui mio papà lavorava per una celebre (allora) ditta italiana che produceva bambole, poi scomparsa più per smania di outsourcing che non per un qualche problema aziendale (così sostiene lui, conti e prodotti alla mano).
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Sia chiaro: l’intento di questo post non è polemico nè tantomeno razzista (orrore!).
Ho citato i nomi di due popolazioni, quella cinese e quella giapponese, ma in un contesto composto di stereotipi, ossia di presunti celebri “copiatori”. Un po’ come quando fanno con noi italiani, appioppandoci pizza e mandolino.
Non è giusto, sono d’accordo, ma nascondere i nomi avrebbe reso il discorso un po’ troppo generico per i miei gusti. |
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