Salve gente.
Un argomento su cui mi trovo spesso a riflettere e talvolta a dibattere è il “mantenersi aggiornati” (un grazie a Zeno per avermi dato il là
).
In questo caso non intendo applicare chissà quale patch a chissà quale sistema operativo o programma: parlo di aggiornamento professionale e, per ragioni di opportunità, restringerò il discorso all’ambito in cui “sguazzo” abitualmente, ossia il mondo IT.
Premessa: non sono un guru, non ho la presunzione di insegnare a vivere a nessuno (non ne sarei comunque in grado) nè intendo criticare o offendere alcuno. Per favore, interpretate questo post come un discorso ad alta voce o, se proprio, come uno “starnazzare a mezzo blog”. Se proprio non vi piace, liberissimi di considerarlo come un semplice “spreco di bit innocenti”. Grazie.
Valenze
Nella mia testa il concetto di “aggiornamento professionale” assume essenzialmente 4 valenze, ossia:
- educazione (basi);
- formazione individuale autonoma;
- formazione continua;
- costante raccolta di informazioni.
Educazione (basi)
Con questo termine intendo ovviamente le basi educative in un’ampia gamma di sfumature, più o meno “scolastiche”.
Sul lungo periodo un singolo corso può non risultare affatto fondamentale (penso alle materie che si “incontrano” sui banchi di scuola e mai più “fuori”), ma le basi son pur sempre le basi!
In questa fase intendo qualunque istituto o entità che offre corsi di formazione, educazione, … Qualunque, scuole materne ed elementari incluse.
Vi sembrerà un discorso “generico” ma tante lacune che ci portiamo dietro nascono durante la giovinezza e l’adolescenza. Dopotutto, (a partire da) quando si è bambini, si percepisce la scuola come l’interstizio fra due momenti di gioco. Nè d’altra parte possiamo sapere in anticipo quello che ci servirà un indomani da adulti.
Per “colmare il gap” al giorno d’oggi ci sono svariate opzioni, alcune addirittura quasi “anonime” (es: alcune lauree a distanza): non è mai troppo tardi per riprendere o continuare!
Formazione individuale autonoma
Uso questa perifrasi per descrivere l’atto di studiare da sè, ossia l’essere autodidatti.
E’ bene ricordare che tutti siamo in qualche modo autodidatti.
Dal momento che la responsabilità di imparare in un’ultima analisi dipende dalla nostra volontà individuale, è ovviamente possibile eccellere studiando tranquillamente per nostro conto, senza seguire questo o quel corso specifico.
Potremmo dire che è una questione di volontà ed impegno, oltrechè di capacità “naturali”.
Terminato un qualche corso e a meno di non “fiondarsi” in un altro, ci tocca nuovamente far da soli.
Ora però vorrei far presente che studiare da soli è di certo terribilmente più noioso e difficoltoso che farlo in classe o avere un qualche maestro/tutor che ci spiega le cose. Se poi dobbiamo imparare qualcosa nei ritagli di tempo, l’affare si complica ancor di più. Per questo, tanto di cappello per chi ci riesce.
Formazione continua
Ho voluto espressamente distinguere questa voce da quella relativa all’educazione perchè quest’ultima, purtroppo, non basta mai: l’aver studiato qualcosa anni fa non garantisce alcuna certezza per il futuro.
Spesso tocca rimettersi in discussione quotidianamente, specialmente in un ambito così mutevole come è quello IT dove le cose cambiano dannatamente in fretta.
Per formazione continua intendo quindi quella “concordata con le parti sociali” ma anche quella che ci imponiamo di perseguire su base volontaria.
L’idea-chiave è il non permettersi di sedersi sugli allori ma provare a “migliorare” costantemente, professionalmente parlando, un piccolo passo alla volta.
Cosa significhi “migliorare” è un qualcosa di soggettivo o comunque discutibile: può significare documentarsi, acquisire nuove competenze e capacità da soli o seguendo opportuni corsi, comprare/studiare libri, chiedere informazioni, partecipare a un qualche gruppo di discussione, parlare con amici e colleghi, consultare siti, frequentare forum di discussione, …
Vorrei precisare che il “discutere con altra gente” in questo caso si distingue dal puro “chiacchiericcio” perchè ha uno scopo di fondo, il miglioramento personale, appunto.
Selezione e raccolta di informazioni
Questa fase è apparentemente la più facile fra tutte ma realisticamente è la più difficile e peggiore. La percepisco a tutti gli effetti come un’arte, “l’arte di saper trovare le cose giuste al momento giusto“.
Ci sono persone in grado di trovare il famoso ago nel pagliaio e probabilmente anche voi ne conoscerete qualcuna: non sapete come o perchè ma se cercate qualcosa di introvabile lui la sa o sa darvi indicazioni sufficientemente precise per trovare quello che volete. Praticamente dei Google bipedi…
Il mare dell’informazione
L’aggiornamento professionale parte ovviamente dall’informazione di cui entriamo in possesso, direttamente o indirettamente.
L’unico neo è che di informazione ce n’è davvero troppa e quindi il problema non è tanto l’acquisire nuove informazioni e competenze, quanto prima di tutto selezionarle accuratamente: quantità e soprattutto qualità.
Prima di buttarsi a capofitto per imparare qualcosa è necessario stabile i confini della”esplorazione” e poi “trovare dove mettere i paletti”.
I confini sono dovuti essenzialmente a ciò che vogliamo/possiamo/dobbiamo apprendere, le risorse (tempo e denaro, salute, …) che possiamo investirci, le eventuali conoscenze ed infine la solita piccola dose di fortuna che non guasta mai.
La conoscenza indiretta: persone
Parlare di conoscenza indiretta sembra descrivere qualcosa di “vaporoso”, intangibile, ma ovviamente non è così.
Procediamo con ordine.
Acquisire la capacità di sapersi destreggiare ed adattare ad ogni necessità, rappresenta il mio personalissimo apice professionale (ognuno ha il suo ed è giusto così!). Però so che da solo non ci riuscirò mai o almeno non così facilmente, per cui ritengo essenziale acquisire “conoscenza indiretta”.
Potrei sintetizzare il concetto con: “non tanto conoscere tutto (impossibile e probabilmente pure superfluo!) quanto conoscere come apprenderlo o sapere a chi chiedere”. Definizione sintetica alternativa: trovare dei punti di riferimento credibili, attendibili e sufficientemente precisi a cui affidarsi quando il tempo stringe.
Parto ovviamente dalla consapevolezza dei miei stessi limiti (“medico conosci te stesso” + “tu sei il nemico di te stesso” = “conosci il tuo nemico”
). Sapendo di non poter apprendere qualcosa, voglio trovare qualcuno o qualcosa che all’occorrenza possa aiutarmi. Ovviamente vale anche il contrario, ossia l’essere disponibili ad aiutare.
Di fatto sto esplicitamente ammettendo l’altrui superiorità in un determinato ambito ed umilmente richiedo il suo aiuto. Penso sia lecito affermare che spesso un piccolo atto di umiltà porta a risultati superiori a quanto si potrebbe ottenere intestardendosi e facendo le cose da soli (…e qui un “mea culpa” ci sta tutto
)…
La conoscenza indiretta: siti ed altri “canali”
Però il discorso relativo alla “conoscenza indiretta” non si ferma alle persone in carne ed ossa con cui possiamo informarci.
Visto che il tempo è quello che è, un buon modo per aggiornarsi senza troppa fatica consiste nello scegliere quello che ci interessa professionalmente e poi trovare qualche sito/forum/blog/… “di riferimento”.
Ad esempio sono un assiduo frequentatore di siti come Slashdot, Ars Technica, Phoronix, LWN, Stackoverflow, Wikipedia, …
Una decina di siti “ben piazzati” (diversificate!) e consultati abbastanza di frequente bastano davvero a mantenersi informati senza fatica.
Medesimo discorso per blog, forum, ecc…
Come gestisco tutto questo? Tramite feed RSS: leggo il titolo di un articolo (headline) e se capisco che non mi interessa, passo oltre.
E’ un sistema pratico, efficiente e, se il “canale” che fornisce il feed è particolarmente “gentile”, posso leggere la notizia completa via RSS risparmiandomi la pubblicità.
Con qualche settimana di “rodaggio” e un buon feed reader/aggregator si può davvero essere costantemente aggiornati sul mondo senza perdere tempo inutile: pochi “canali”, ma buoni!
Formazione come investimento
Siamo umani e le nostre giornate sono costituite da 24 ore, secondo più, secondo meno. Ciò implica che siamo materialmente costretti a scendere a dei compromessi circa il tempo che possiamo dedicare a questa o a quella attività.
Normalmente, rientrando da lavoro, non abbiamo nè tempo nè voglia di “studiare” qualcosa. Inoltre il grado di attenzione che possiamo metterci è fortemente limitato dalla fatica sin lì accumulata.
Dobbiamo “investire“. Sissignore, ho detto proprio “investire“.
Esattamente come per un titolo azionario in borsa, non avendo denaro da buttare (ma anche avendolo…), siamo costretti a selezionare dove investire le nostre residue energie.
Indubbio che la nostra attenzione sarà tanto maggiore quanto più quella cosa che stiamo imparando (es: un nuovo linguaggio di programmazione, un qualche algoritmo particolare, …) ci attira.
Tuttavia, professionalmente parlando, non sempre (eufemismo) ciò che ci piace è un qualcosa che ci porterà anche a casa una pagnotta (o una pagnotta più grande di quella attuale).
Le tre strade
A questo punto davanti a noi si aprono tre strade:
- scegliere un solo campo/filone, possibilmente che “tiri”, e provare ad eccellere, sviscerandolo;
- diversificare la conoscenza, imparando a destreggiarsi quanto più possibile;
- soluzione ibrida, modificata in base al caso specifico.
Tempo fa ho scelto la seconda opzione perchè la prima è l’equivalente di scegliere un’azienda ed investire solo su quella. Sulla carta, se tutto va bene, la prima strada porta a risultati imponenti ma nella pratica e sul lungo termine è un’opzione fortemente rischiosa. Nel mondo IT, dove un’azienda oggi è leader e domani magari è resa “obsoleta” da una startup appena nata ma con delle idee innovative, il rischio è ancor più elevato.
La terza strada, a seconda del fatto che la favoriate o meno, può essere definita un “approccio adattivo” oppure “vita normale, potenzialmente senza carne nè pesce”. Pur ritrovandomici spesso in questa situazione (non si riesce mai a pianificare troppo in là), tendo a odiarla: fosse per me preferirei proseguire costantemente lungo la seconda o, trovando qualcosa di davvero interessante+garantito, passare alla prima in maniera netta e definitiva.
Conclusioni
Spero di essere riuscito a esternare il “JP-pensiero” in maniera abbastanza chiara. Sarei curioso di sapere cosa ne pensate in proposito. ^^
Ciau!
1) Che feed aggregator consigli? Io sto usando iGoogle.
2) I newsgroup? Non li citi, forse al giorno d’oggi non sono più di moda, ma sono (stati) la colonna portante della comunicazione tecnica dagli albori di internet.
3) Hai citato alcuni siti interessanti, ne conoscevo solo alcuni. Io leggo anche:
a) http://www.codinghorror.com/blog
b) http://blogs.ugidotnet.org/raffaele/Default.aspx
c) http://blogs.ugidotnet.org/pape/Default.aspx
d) http://xkcd.com/
1) Dipende.
Su Mac uso RSSMenu, su Win RSSReader (http://www.rssreader.com/) o Taskable. Il mio concetto di feedreader è occupare meno spazio possibile.
2) Hai ragione! I newsgroup/mailing list sono tuttora canali molto validi (es: LKML). Mi son dimenticato, sorry! ^^’
3) conosco il sito 1. e 4 mentre il resto mi mancava. Grazie.
Ciau!
JP, ti sei dimenticato della quarta strada (che poi è quella che vedo più applicata dagli “programmatori” italiani e stranieri):
- aggiornarsi? perché? qui prodest?
Mi spiego meglio: da quello che ho potuto constatare la maggior parte dei programmatori italiani sono giunti a farlo o da strade non propriamente informatiche o hanno scelto la professione perché “tanto tira”. Questo implica (IMHO) che manca l’elemento fondamentale per potersi applicare una qualsiasi delle prime tre strade che hai elencato: l’amore per il lavoro di informatico.
cheers
E’ importante il confronto con altri programmatori. Io ho la sensazione che qualunque scelta faccia ce ne sia sempre una migliore. Qualcuno la sa. Da qualche parte nel mondo.
Credo che accedere ai forum internazionali sia un passo importante, occorre conoscere bene l’inglese e superare il timore di “esporsi”…
@Contezero
Non posso darti torto, però il mio post era proprio orientato ai “pro” dell’aggiornarsi. In altre parole avevo escluso implicitamente il “non volersi aggiornare”. ^^’
@Zeno
Concordo anche se non è esattamente facile uscire dalla “mentalità nazionale” e aprirsi al mondo. ^^’
@JP: proviamo!
^^