Salve gente.
Qualche giorno fa ho avuto di scambiare qualche parola con Zeno (*) circa design e sviluppo del codice, linguaggi, ecc…
Alla fine siamo arrivati a parlare del libro di Merrill R. Chapman “Alla ricerca della stupidità (20 anni di disastri hi-tech)“: immancabile, è saltata fuori la celeberrima intervista rilasciata da Joel Spolsky a SoftwareMarketSolution e riportata integralmente nelle ultime pagine di quel libro.
L’intervista è piuttosto vecchiotta, tanto che ormai è possibile leggerla solo attraverso pagine “di backup” come questa. Tuttavia i suoi contenuti sono ancora estremamente validi.
In particolare sto osservando che chi conosce questa intervista, ricorda perfettamente anche l’ultima domanda+risposta, con quella la frase conclusiva che definirei fulminante (evidenziata in grassetto):
SMS: You paint a picture of the programmer almost as a semi-deity. But in our experience, we’ve seen powerful technical personalities take down major companies. For instance, in The Product Marketing Handbook for Software, we describe how the development staff at MicroPro refused to add a tables capability to WordStar despite the fact that the lack of this capability was hurting sales. In our last article on SMS, in which we discuss Novell’s decline and fall, we point out that one of the company’s technical gods, Drew Major, refused to implement a GUI on top of Netware while you guys at Microsoft were pounding them to death with NT and a comprehensible and demonstrable interface. How do you manage situations like these?
Joel: This is a hard problem. I’ve seen plenty of companies with prima donna programmers who literally drive their companies into the ground. If the management of the company is technical (think Bill Gates), management isn’t afraid to argue with them and win — or fire the programmer and get someone new in. If the management of the company is not technical enough (think John Sculley), they act like scared rabbits, strangely believing that this ONE person is the only person on the planet who can write code, and it’s not a long way from there to the failure of the company.
If you’re a non-technical CEO with programmers who aren’t getting with the program, you have to bite the bullet and fire them. This is your only hope. And it means you’re going to have to find new technical talent, so your chances aren’t great. That’s why I don’t think technology companies that don’t have engineers at the very top have much of a chance.
Precisazione: vista la provenienza geografica di Spolsky, il termine “engineer” con tutta probabilità va inteso “all’americana” ossia come sinonimo di “tecnico più o meno qualificato” e non con la più rigorosa e precisa figura di ingegnere che abbiamo qui in Italia.
Benchè sia da prendere un po’ con le molle, direi che c’è del vero nel discorso di Spolsky…
In particolare:
- praticamente tutte le aziende high-tech sono nate per volontà di tecnici e/o hanno tecnici nelle posizioni di primissimo piano;
- guardando quel poco degli organigrammi aziendali che trapela da LinkedIn, ho notato che l’accoppiata “laurea tecnica+MBA” sembrerebbe riscuotere un discreto successo fra i piani alti delle aziende;
- senza voler togliere nulla o offendere nessuno, per trattare con un tecnico spesso serve un tecnico, anche solo per poter adoperare la stessa lingua/slang.
Voi che ne pensate?
Ciau!
(*): a dire il vero, ultimamente sto scambiando un bel po’ di parole molto interessanti con Contezero e con Zeno. Grazie+kudos a voi!
“senza voler togliere nulla o offendere nessuno, per trattare con un tecnico spesso serve un tecnico, anche solo per poter adoperare la stessa lingua/slang”
d’accordissimo, e poi noi tecnici a volte tendiamo a ghettizzare i nostri dissimili
Per quanto riguarda l’MBA… mi sa che costa un bel po’ e conviene che sia l’azienda a proportelo xD
Quando ho letto quell’intervista ho capito che quello che sentivo essere vero poteva anche essere sostenuto pubblicamente. Nella mia esperienza l’amministrazione tende a collocarsi su un “piano più alto”, si limita ad interagire con i tecnici per ciò che ritiene essere l’essenziale e pianifica il mercato di conseguenza. Con il tempo ho finito per credere che effettivamente, il ruolo del tecnico, sia subalterno.
Tuttavia non posso fare a meno di indignarmi ogni qual volta si abbia l’evidenza che alcuni concetti, che sono chiarissimi ai tecnici, risultino ostici e estremamente fumosi ai i non addetti ai lavori. Questa superficialità far fallire una qualunque tecnica.
Frasi che non vorremmo mai sentire dire dal nostro capo:
“se va una volta va sempre.”
“dieci giorni di test sono troppi, se avete lavorato bene i test non servono”
“se abbiamo fatto i test, come mai ci sono ancora gli errori?”
“il sistemista windows non ci serve. Se il sistema è fatto bene non c’è ragione per avere qualcuno che gli stia dietro tutto il giorno”
“abbiamo già il prototipo, non basta mandarlo in produzione?”
… e mi fermo qui, perché mi sta venendo la depressione.
Chi vende o produce software deve conoscere il software. Non ci sono santi.
@Bizzarro
Ciò che dici purtroppo è vero nel senso che ci si muove meglio fra esemplari della stessa categoria e i tecnici non sono da meno…
@Zeno
Il punto, IMHO, è che tanta gente tratta (o percepisce) il software come tratterebbe una vite o un bullone (che alla peggio è hardware LOL).
Come si fa a spiegare a qualcuno che per lavoro ha sempre ragionato in termini di oggetti concreti (che funzionano o non funzionano) che il software è una “bestia” spesso molto più complessa e difficile da ammaestrare? La gente crea mobili da secoli, i computer esistono da molto meno tempo!
Dopotutto, hai mai sentito parlare qualcuno di “debuggare” una vite?
Scherzi a parte, il giorno in cui potremo ragionare (leggi: fare lo stesso tipo di discorso semplificato) col software esattamente come ragioniamo con viti e bulloni, significherà che il software sarà finalmente/davvero migliorato (alleluia!)!
Purtroppo ora non è così…
Ciao,
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dopo un periodo di silenzio causa “impegni imprevisti che dovevano essere già completati *ieri*” torno a commentare
Il libro “Alla ricerca della stupidità (20 anni di disastri hi-tech)” non l’ho letto… ma di disastri hi-tech ne ho presenti un paio abbastanza grossi (e.g., chi si ricorda il fallimento del primo test di volo dell’Ariane 5?) e che derivavano da qualche errore nei momenti di design e che si riflettono della frasi riportate da Zeno (una per tutte: “se va una volta va sempre.”)
cheers