Qualche giorno fa un amico, Andrea “gatsopower“, mi ha posto delle interessanti domande su alcuni formati audio/video.
In particolare mi ha chiesto, “visto che sono più matusa” di lui, come mai il formato png non abbia ancora rimpiazzato jpg & Co…
Questione di formato… ed altro
Relativamente alla domanda la risposta è stata:
“Il formato png è decisamente più recente dei vari jpg, gif, … e quindi ci vorrà del tempo perchè prenda il sopravvento. Se mai ci riuscirà.”
In ambito formati-di-immagine, dopotutto, le opzioni sono numerosissime, il “mercato” è altamente frazionato e dominarlo non è un gioco da ragazzi per nessuno.
Un altro motivo, opinabile, è relativo al fatto che per lungo tempo il suo supporto nel web browser più diffuso, Internet Explorer, non è stato completo (in IE, fino alla versione 6 inclusa, mancava il supporto all’alpha-channel, quindi niente trasparenze).
Allo stesso modo, formati audio e video recenti non sono ancora riusciti a scalzare del tutto formati ormai considerati obsolescenti come mp3 e le prime versioni del DivX.
Il perchè è semplice: abitudine e la sua forma estrema, ossia pigrizia.
Il ragionamento è riassumibile nella domanda retorica “se una cosa funziona bene, perchè cambiarla?” (versione IT della più celebre “squadra che vince non si cambia”).
Favorire o forzare il cambiamento
Dal mio punto di vista una tecnologia può subentrare ad un’altra, precedente, se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:
- garantisce gli stessi benefici ma ad una frazione del costo;
- migliora significativamente il rapporto qualità/prezzo;
- garantisce miglioramenti pur mantenendo un certo livello di retrocompatibilità (a nessuno piace buttare le vecchie tecnologie);
- è dannatamente più semplice da usare;
- è intrinsecamente trendy o lo si fa diventare a colpi di marketing (Apple docet);
- è frutto di accordi commerciali estesi (es. consorzi di aziende), magari ratificati da standard globali che rimpiazzano vecchi formati proprietari;
- si sopprime chirurgicamente la precedente rendendola obsoleta de facto.
Quello che è certo è che smuovere la clientela non è mai facile nè immediato. D’altra parte il cliente non se ne fa niente dell’innovazione tecnologica, delle invenzioni se non gli migliorano la vita in concreto o almeno nella sua percezione.
La storia è piena di scontri fra tecnologie similari in cui è la peggiore sulla carta ad avere il sopravvento, così pure di tecnologie “troppo avanti per i tempi“.
Quello che la gente odia
La gente odia dover cambiare se/perchè qualcuno glielo impone (“non sanno più cosa fare per farti spendere soldi!”) o, peggio, scoprire che la nuova tecnologia appena acquistata non fa tutto quello che la precedente faceva.
Non parliamo poi il dover sistematicamente imparare a far funzionare l’ennesimo aggeggio acquistato.
Che rabbia aver acquistato qualcosa e dover tenere anche quella “vecchia” per non perdere dati.
Aspetti-chiave per un corretto aggiornamento tecnologico
La retrocompatibilità è quella feature fondamentale che sta alla base di molte aggiornamenti tecnologici.
Windows deve in parte la sua fortuna (e anche una parte dei suoi bug) alla necessità/volontà di non perdere clienti per questo motivo: credete seriamente che gli sviluppatori di Microsoft, se potessero, non farebbero volentieri a meno di dover continuare a fare acrobazie per supportare “roba vecchia”? Lo stesso Seven includerà un versione di VirtualPC con un’immagine di WIndows XP pronta per l’uso, per garantire la compatibilità anche ai più scettici (XP-mode)…
Mentre è certamente fondamentale ed intelligente per una qualunque azienda pianificare aggiornamenti periodici e migliorie per mantenersi competitivi, è invece assolutamente rischioso pensare ad ogni singolo aggiornamento come ad una nuova rivoluzione per la clientela (a meno che non siate già “indietro” rispetto alla concorrenza e dobbiate “riallinearvi”): la gente si stanca rapidamente di cambiamenti continui e apparentemente immotivati/immotivabili.
Non nascondo che l’approccio ciclico “tick-tock” di Intel mi affascina, soprattutto considerando che anni fa ogni “aggiornamento” delle CPU spesso rendeva necessario anche quello della scheda madre.
Inoltre, cosa divertente, è che non basta avere avuto successo una volta con un formato per garantirsi una sequela di successi: JPEG2000, mp3PRO, … sono alcuni esempi di “bis non riuscito“.
Conclusioni
La pigrizia intesa come resistenza più o meno esplicita al cambiamento non è solamente un problema teorico ma una realtà da affrontare accuratamente.
Non basta avere un prodotto nuovo, rivoluzionare per avere un successo. Bisogna saper spiegare il prodotto, i vantaggi/benefici che esso garantisce in modo da smuovere la volontà del cliente.
Dopotutto per vincere l’inerzia di un corpo fermo è necessario vincere anche l’attrito (o scavargli un piano inclinato sotto i piedi e poi attenderlo a braccia aperte a valle…
)
Ciau! ^^