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Alcuni piccoli suggerimenti per gli studenti universitari e i neolaureati in materie tecniche/scientifiche…

Premetto che parte del discorso credo sia universalmente applicabile.

Tuttavia, da ex-studente di informatica, mi limito a parlare di quello che ho visto e vissuto.

Come al solito, per favore, interpretate questo post come una serie di semplici suggerimenti. Siete ovviamente liberissimi di dissentire.

Parlo ovviamente della realtà italiana: all’estero, mi dicono, è tutta un’altra storia.

1. Istruzione vs Esperienza

E’ indubbio che la vostra preparazione teorica sia importante ma il mondo industriale (preso in blocco) tende generalmente ad apprezzare maggiormente la vostra esperienza, ossia la parte pratica.

D’altro canto terminare l’Università senza esperienza pratica vi espone al rischio di partire “indietro”, sottostimati (“col freno a mano tirato”), almeno rispetto ad altre persone che lavorano da più tempo di voi e, magari, senza particolari titoli.

Il mio consiglio è, compatibilmente con i vostri studi, cercare lavoretti o lavori part-time (anche nella stessa Uni) fin da subito in modo da non perdere il contatto con la vita reale e puntare ad un CV “tutto tondo” (istruzione + esperienza).

Aggiungo un trucco che a suo tempo si è rivelato utile: se potete, cercate lavoretti esclusivamente nel vostro ambito di studio.

Se una persona cerca un tecnico IT e gli si presenta un ragazzo neolaureato che ha svolto tutti i lavori del mondo per mantenersi, umanamente parlando può ammirare il giovane (e riconoscergli tutta la buona volontà di questo mondo, come minimo), ma poi ma alla fine della fiera tenderà a valutare maggiormente le voci-esperienza in qualche modo connesse all’offerta di lavoro.

Al termine dell’Uni o anche se deciderete di non proseguire, non avrete perso tempo “aziendalmente parlando”.

Non fraintendete però le mie parole: studiare è veramente importante e personalmente non mi pento di averlo fatto.

2. Umiltà e disillusione

Si dà per scontato che un tecnico laureato costi di più di uno non-laureato perchè è lecito supporre che, al termine degli studi, il primo voglia recuperare tempo e denaro, oltre a far valere i titoli acquisiti.

Sfortunatamente (ma in fondo è anche giusto così) il solo “pezzo di carta” non garantisce nulla per chi lo possiede.

La riprova sono le innumerevoli persone autodidatte e senza un particolare tipo di formazione accademica che nei loro campi semplicemente “spaccano”. Un’altra riprova sono le continue critiche che si leggono in giro sui “neolaureati appena assunti che non sanno nulla“.

Il consiglio spassionato è considerare la vostra formazione importante, ma non usarla a titolo di paragone con altre persone (offensivo e ingiusto) nè pretendere un trattamento migliore in virtù del solo del titolo conseguito.

Se a un colloquio date eccessivamente peso al “pezzo di carta” e non a ciò che di valido avete imparato per ottenerlo, non stupitevi se poi non verrete presi in considerazione (“il solito neolaureato presuntuoso e che non sa fare niente”).

Disillusione, è la parola magica.

Tuttavia, nonostante tutto, non temete: la vostra istruzione (qualunque essa sia e fin dove essa si sia spinta!), in un modo o nell’altro vi farà sempre comodo e, se avrete talento ed un poco di fortuna, farà la differenza sul medio-lungo termine.

Allora forse darete un senso ed un lustro al titolo accademico che avete acquisito.

3. Quando cercare lavoro

Questo punto è rivolto ai neolaureati senza esperienza e, in particolare, a coloro che iniziano a cercare lavoro il giorno dopo la laurea.

Fortuna e raccomandazioni a parte, trovare un lavoro non è esattamente una cosa facile, per cui è importante giocare d’anticipo.

Il mio consiglio è iniziare a cercare almeno 3 mesi prima della laurea e, se possibile, concordare con l’eventuale capo la data in cui entrare in servizio.

Le aziende, in virtù dei contratti, sanno bene che un lavoratore normalmente può necessitare di mesi (1->3 di solito) per liberarsi da un precedente lavoro, per cui se vi muovete in modo attento potete sfruttare questo fatto a vostro vantaggio. Ovviamente il tutto se ci sono spazi di manovra per poterlo fare.

Non voglio ripetermi sul discorso CV: il vostro deve essere sempre pronto, completo, aggiornato e reperibile in tempo reale.

4. Determinazione

In virtù di tutto quello che ho detto e vedendo magari lontana la meta (cioè la laurea) viene spesso la voglia di lasciare l’Università e gettarsi immediatamente nel mondo del lavoro.

Conosco veramente poche persone che possono dire di non avere mai avuto dubbi sul fatto di volersi laureare a tutti i costi. Non a caso, sono state anche le prime a terminare con successo il ciclo di studi.

Queste persone hanno quindi optato per la strategia del “finire tutto e subito“. Se ve lo potete permettere (e, soprattutto, se ci riuscite) può rivelarsi molto vantaggiosa in termini di tempo ma anche rischiosa, sempre per via del fatto che un neolaureato senza esperienza non parte certo in pole position.

La determinazione e la volontà sfortunatamente non si possono comprare e quindi le motivazioni per andare avanti dovrete trovarle da soli.

Posso però dirvi che se parallelamente agli studi seguirete anche solo occasionalmente e temporaneamente il primo punto di questo post, vi ritroverete istruzione ed esperienza, ma anche qualche soldo in più in tasca.

Questo fatto, cioè “contribuire” anche solo apparentemente all’economia familiare, tende a mettere tranquilli o a rabbonire i genitori (a patto che però non ci mettiate 10 anni a finire la triennale, ovviamente).

E se i vostri genitori sono tranquilli, lo sapete benissimo, eviterete discussioni a profusione e potrete dedicarvi meglio allo studio e al lavoro.

Inoltre potrete “sforare” sui tempi e senza inutili patemi d’animo…

5. La fissazione dell’essere in corso

Una cosa che ho sempre detestato sono le statistiche sulla media dei laureati, degli studenti in corso e fuori corso.

Non ho nulla in contrario sul fatto che tali statistiche siano raccolte ma dissento apertamente sul modo con cui vengono lette e interpretate.

Questo per come gira il mondo…

Se una persona riesce a essere sempre “in corso” (beato lui!) poi magari esce e nel 99% dei casi non ha accumulato esperienza: il già citato “solito neolaureato che non sa nulla“.

Se ci mette 2+ anni in più a laurearsi e non ha esperienza, allora passa per il “solito neolaureato che non sa niente e forse è anche un tiratardi“. O, peggio, ormai è troppo vecchio per essere assunto.

Che lo vogliate o no, la figura del “neolaureato anche in ritardo ma con esperienza” è l’unica che si salva. Peccato che poi per lo Stato sia equiparabile a un “bamboccione che ci ha messo anni a finire l’università“.

In tutto ciò c’è ovviamente anche il “top gamma” e sono felice di averlo visto con i miei occhi: gente che, a costo di sacrifici pesantissimi, si è laureata per tempo e con pacchi di esperienza da vendere. Ovviamente sono stati assunti subito.

Prendetevi il giusto tempo per imparare e accumulare l’esperienza. La fretta è cattiva consigliera.

Conclusioni (?)

In realtà avrei ancora molte cose da dire ma mi rendo conto di essere già stato prolisso e, probabilmente, anche stucchevole.

Per cui mi fermo.

Ciau! ^^

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  1. Martino
    5 Novembre 2009 alle 13:43 | #1

    Ciao JP,

    posso riportarti in breve la mia esperienza personale. Io ho sempre pensato, e ora ancora di più, che l’esperienza conti molto di più di qualsiasi titolo (parlo a livello industriale, specie nel campo dell’IT). Proprio per questo, ho cercato di arrivare alla laurea in brevissimo tempo sacrificando, per forza di cose, le votazioni finali. Penso che l’esperienza la si può “coltivare” non neccesariamente con un lavoro ma anche studiando a casa e sopratutto mettendo in pratica le cose (dicesi “scatarrare” dalle mie parti) – come del resto ho cercato di fare nel mio piccolo – spinto soprattutto, ci tengo a precisarlo, dalla passione.

    Laureato, finito lo stage (dove mi avrebbero anche tenuto) ho cercato di entrare nel mondo del lavoro nel settore da me sempre sognato: sviluppo di videogiochi. Tutte le aziende, in un modo o nell’altro, richiedono 2 anni di esperienza nel settore o qualche titolo sviluppato (il titolo è decisamente in secondo piano…)… ovviamente non è facile….

    Quello che intendo dire è che l’esperienza lavorativa durante l’università è sicuramente buona cosa ma se ora avessi anche 3 anni di esperienza nello sviluppo di web application / sviluppo siti internet / Java? ecc per quel particolare lavoro che vorrei andare a fare io non sarebbe servito a molto….

    Sinceramente, è lo dico con molta serenità, ad oggi, in Italia NON consiglierei di laurearsi nei settori dell’IT. Se uno ama questo lavoro, prerequisito fondamentale per me, può formarsi da solo.

    Spero di avver avviato ad una discussione costruttiva! saluti

  2. jp
    5 Novembre 2009 alle 14:16 | #2

    Ciao Martino!

    Uhm… Personalmente sono dell’idea che una laurea aiuti sempre e comunque, sia in chiave formativa che professionale (e senza ipocrisie: in certe aziende è l’unico modo per “salire”).

    Allo stato attuale poi, complice il 3+2, la “base” di riferimento è ormai la triennale. Con un po’ di sforzo e un po’ di fortuna ci si arriva in 3.5 anni circa.

    Quindi a 22 anni e mezzo (caso ottimo) si arriva al titolo e poi ci si può dedicare all’esperienza (ricordo che un diplomato “esce” a 19).

    Sul fatto che la laurea IT non sia proprio così fondamentale per lavorare in questo mondo, concordo (e ne parlo spesso, ad esempio in questo post): sono dell’idea che una persona valida lo è a prescindere dal titolo davanti al suo nome.

    E non vedo particolari restrizioni all’imparare da soli in questo ambito, basta volerlo.

    Però la differenza fra averla e non averla c’è ed ogni tanto fa capolino (parlo dell’ambito squisitamente tecnico). Sbaglio?

    Quanto all’imparare a scuola è vero, è davvero possibile e si possono vedere e provare cosa molto concrete.

    Sfortunatamente però in ambito aziendale molta gente valuta quello che si fa a scuola (anche a casa) come “compitini”, “progettini”, qualcosa non applicabile al mondo industriale. Insomma: non la considera esperienza vera e propria.

    La gente preferisce qualcuno che magari non sa fare una cosa ma può dimostrare di averne fatte altre, rispetto ad un’altra persona che, nella loro ottica, è vissuta di pura teoria fino all’altro ieri.

    Esempio chiaro preso dalla pagina professional ladder di Joel Spolsky, che nel computo dell’esperienza (quindi della paga!) di un programmatore nella sua azienda dice che:

    “It does not include:
    anything that happens in school, before school, or during school”

    PS: grazie di essere passato! :D

  1. 17 Novembre 2009 alle 07:40 | #1