Qualche giorno fa stavo discutendo con alcuni amici di orari e tempi di lavoro e ho espresso il mio punto di vista in merito, che ora presenterò sinteticamente anche qui.
Comparare i tempi di lavoro, non gli orari!
Prendiamo il tempo medio di lavoro – 8 ore giornaliere – e supponiamo di avere a disposizione due persone per svolgere uno stesso identico compito che potrebbe tranquillamente richiedere l’intera giornata lavorativa.
Il primo impiega tutte le 8 ore mentre il secondo arriva alle stesse conclusioni in metà tempo.
Ora, la domanda clou: chi dei due ha lavorato di più?
Conti alla mano, entrambi hanno svolto lo stesso lavoro ma nel 99% dei casi il primo “appare” aver lavorato di più perchè (si suppone) il secondo dopo aver finito il lavoro probabilmente sarà nullafacente. E tutti detestano i nullafacenti, reali e apparenti.
Ciò avviene perchè ci si ostina a confondere e comparare l’orario di lavoro col tempo richiesto a svolgere uno o più lavori: il primo è il termine ultimo giornaliero per l’individuo, il secondo varia da lavoro a lavoro e da individuo a individuo!
Paradossi lavorativi
Una scenetta divertente si verifica di solito quando un capo ordina qualcosa ed un lavoratore lo esegue in fretta, anzitempo: probabilmente quel capo si inventerà del lavoro per non veder “cazzeggiare” quel dipendente (scusate il francesismo, ma rende l’idea).
Un paradosso curioso di norma accade invece quando non c’è materialmente nuovo lavoro da affidare a un lavoratore ma quest’ultimo deve comunque completare il suo orario giornaliero, possibilmente senza “perdere tempo“, senza annoiarsi, sempre in assetto da “professionista al lavoro (anche senza lavoro)“.
La classica affermazione addotta in questi casi del “se non c’è lavoro nuovo, puoi comunque rivedere e correggere quello vecchio“, in fin dei conti, è un po’ ridicola: nel tempo che una persona riapre i vecchi fascicoli e “rientra” nel vecchio lavoro, è tempo di andare a casa. In altre parole, è solo un tappabuchi ma è sempre meglio che vedere qualcuno nullafacente quel giorno (“non ti pago per non lavorare! (sottinteso: anche se non c’è lavoro)”), o sbaglio?
Il circolo vizioso si conclude di norma col lavoratore che “estende il suo tempo di lavoro” – cioè si tarpa da solo le ali – (vedi post precedente) nel timore che finendo prima si troverà nuovo lavoro – concreto o “farlocco” – sulla gobba.
Che ne pensate?
Ciau! ^^
Cosa ne penso?
Che hai ragione … mi e’ capitato di esser rimproverato (bonariamente, ma da sempre fastidio) perche’ stavo “su internet” e non con la finestra di eclipse aperta.
Ovviamente non avevo davvero nulla da fare
@FrancescoMonaca: ottimo esempio. A me in passato (remoto) è capitata la stessa cosa, salvo che stavo consultando l’MSDN per lavoro… ^^’
Grazie per essere passato.
Beh, è la naturale conseguenza del valutare l’apporto di un professionista in ore invece che in risultati ..
Davvero ti hanno rimproverato per aver consultato MSDN ? Ah ah ah !!
@Stefano: purtroppo è una triste normale conseguenza…
Quanto all’MSDN, sì. Sfortunatamente è abbastanza colorata da passare per un sito “probabilmente-di-cazzeggio” agli occhi di chi non lo conosce…
Cosa ne penso?!?!?
Che bisognerebbe pagare le persone a progetto!
Se mi fai sto lavoro ti do TOT….
che tu lo faccia in 8 o 4 ore non fa differenza…
se lo fai in 4 meglio per te!
se lo fai in più tempo…probabilmente o hai “cazzeggiato” come dici tu oppure non sei in grado di far quel lavoro nel tempo stabilito e quindi è giusto che prendi di meno!(visto che finchè non lo finisci non verrai pagato!)
cio’ stimolerebbe tutti a lavorare bene, e magari di più per avere altri lavori e guadagnare di più oppure prendere gli stessi soldi e andare a casa prima!!!
Non ho mai trovato un lavoro così altrimenti me lo sarei sposato!
Sempre lavorato da operaio in aziende a ore…quindi 8 ore TOT stipendio sia che lavoravo sia che non facevo niente!!!
Naturalmente c’èera sempre chi non faceva niente per l80% del tempo mentre tu ti spaccavi le ossa a fare i tuo e magari anche il suo perchè non sopportavi l’idea di lasciare il lavoro a metà!
Spero di aver reso l’idea della meritocrazia che non esiste più in questo paese e tutti si riparano dietro ai sindacati che dovrebbero tutelare l’equo compenso per il lavoro svolto e non per pararsi i “ciapette” quando non si fa un ca**o!!!
Io penso che finito il lavoro
si passa a fare cose utili all’azienda ma non indispensabili(riordino archivi, pulizie, ottimizzazione computer, eliminazione documenti o altro vecchio per creare ORDINE, etc)
finito anche questo…
a casa!!!! ma non prendendo un permesso(che senso avrebbe), con la giornata pagata…
@Daniele_veggyver: il mio post non era una critica ai contratti o ad altro. Era più che altro una riflessione sulla separazione esistente fra “orario fisico di lavoro” e “orario effettivo di lavoro” e su come tutto invece sia invece visto e organizzato in chiave del primo.
Se una persona è pagata a ore, non è giusto che esiga di andarsene prima se finisce prima (su questo concordo con te). Allo stesso modo però non è giusto sobbarcare di lavoro chi è rapido nel suo lavoro e tende a finire prima del tempo. Tutto qui.