E’ un po’ che rifletto su come il mio pensiero si sia evoluto fino ad ora, osservando fra l’altro come abbia cambiato idea su tutta una serie di “posizioni” su cui un tempo mi sarei detto incrollabile e inamovibile.
Ho notato un aspetto curioso, cioè che tornare sui propri passi non equivale sempre ad una ammissione di colpa o di errore: ogni contesto genera delle decisioni per cui rivederne alcune in un secondo momento, di fatto, significa prenderne di nuove e in un contesto nuovo di zecca. Quindi non necessariamente rinnegare quelle passate.
Forse questo ragionamento vi sembrerà un po’ farlocco o ipocrita, però molte decisioni/posizioni che poi ho rivisto nel corso del tempo in realtà erano scelte obbligate nel momento in cui le ho prese.
In seguito – ci vuole tempo per accorgersene e per una valutazione oggettiva sul proprio operato – ho potuto rivederle, analizzarle ed eventualmente correggerle, potendolo e soprattutto volendolo fare ovviamente (un minimo di umiltà aiuta sempre: farsi abbagliare dall’orgoglio impedisce di vedere bene la strada davanti).
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