Qualche giorno fa, gironzolando su Ars Technica mi sono imbattuto sulla homepage in un annuncio di lavoro “particolare”: “Front-end Developer at YouPorn“.
Premessa e finalità di questo post
Questo post non verterà sul mondo del porno in quanto tale, quanto piuttosto sull’accettare o meno determinati tipi di lavoro.
Per favore, estendete il seguente discorso a qualunque tipo di lavoro che possa presentare problematiche a livello personale, sociale, morale…
Ad esempio ho sentito di persone che non se la sentirebbero mai di lavorare in ambito “difesa” o nel mondo farmaceutico, prima per scrupolo personale (ideologia?) e poi per paura di “compromettersi” col sistema e doverne rispondere in sede di colloquio.
Lavoro, moralità, carriera
Leggendo questo annuncio mi è tornato in mente un bel post su Slashdhot del 2001, vecchiotto ma sempre interessante, intitolato “Will Working For Porn Website Ruin an IT Career?“.
La domanda è tanto lecita quanto attuale:
“quanto una scelta del genere può impattare su una carriera lavorativa?”
All’epoca di quel post, lo ammetto, la mia visione verso quell’offerta era un po’ “fuzzy“.
Non era l’aspetto morale a turbarmi (oh beh, un po’ sì), quanto piuttosto la percezione che quel tipo di entry può fare su chi deve valutare un CV, ossia sui recruiter.
Se vogliamo, ne facevo una questione di “scrupolo“. Mi chiedevo: “accettare quel tipo di lavoro equivale ad accettare e/o avallare professionalmente quel tipo di “mercato?”“
Come dire, riferito al “contesto” specifico: “se uno lavora su/per un sito porno, significa che è automaticamente il ‘solito maschio porco’, senza un briciolo di moralità e che per giunta ha fatto del suo vizio un lavoro?“.
All’epoca pensavo e temevo fosse (percepito) così.
Ora, a distanza di quasi 10 anni, la mia visione si è delineata maggiormente: sarà l’età, ma tendo a volerla vedere in un’altra ottica. Sì, l’aspetto morale lo avverto ancora (al punto che non credo che lavorerei mai in quell’ambito), ma sono molto più portato a valutare l’aspetto tecnico e professionale legato a quella mansione.
Che lo vogliate o meno, un sito del genere è di norma estremamente trafficato. Milioni di accessi giornalieri sono la normalità, per cui serve gente estremamente competente e che sappia come far funzionare il tutto.
Diciamo che concordo quindi con uno dei commenti apparsi “in coda” a quel post:
“[...] Sometimes listing a porn tech job is absolutely the right thing to do like if you are applying for something that requires tech heavy skills. The same things goes for a non-porn job. If you are applying to work for the Moral Majority, you wouldn’t list it. An non-tech example would be *NOT* listing on a resume that you were the CEO of a Fortune 500 when you are applying to be a secretary.
Good porn sites frequently use some of the most sophisticated web technologies around. Someone having been a geek at a porn site wouldn’t prevent me from hiring them. Someone having worked for a site that provided poor customer service, failed to pay its bills or generally was disreputable would keep me from hiring them. These are not the same thing.”
Come indicare i lavori “particolari” nel CV?
Gira che ti rigira, a prescindere dal lavoro in sè, rimane la domanda: “lo scriverei o no sul CV e se sì, in quali termini?“.
Ora come ora probabilmente non stocerei il naso vedendo qualcuno con una “entry” nel CV di questo tipo. Anzi, da sviluppatore, sarei interessato a sapere quali problematiche ha dovuto affrontare e come le ha risolte.
Però se toccasse a me doverlo scrivere, probabilmente seguirei il buon senso (reale o presunto) e scriverei le informazioni in formato “anonimo“, riservando agli approfondimenti di persona (es: colloqui) i dettagli.
Dopotutto, sia che si tratti di un millantatore o di una persona in buona fede, leggere “gestione di un sito con milioni di accessi giornalieri” desta comunque attenzione. Nulla vieta di farsi dire qual’è quel sito in un secondo momento, giusto?
Credo che un altro dei commenti a quel post renda ottimamente l’idea:
“[...] In all seriousness, if you’re a contractor working for another company, you may be able to get away with only naming you contract company and some general terms of your employment (eg “manage 50,000 user accounts using PHP and MySQL” rather than “manage 50,000 adult memberships”).
Di sicuro non lo nasconderei del tutto, come suggerito nel terzo ed ultimo commento che vi segnalo:
“There is nothing that says you need to tell future employers where you worked. If they ask what you were doing at that time, you may have been unemployed, or if you are working on two projects at once only give them one.”
Le bugie, si sa, hanno le gambe corte: dichiarare di essere rimasti disoccupati per un certo periodo pur di non rivelare certi dettagli è professionalmente un suicidio.
Inoltre nascondere o mentire su parte della propria esperienza acquisita, buona o cattiva che possa apparire al prossimo, è sempre comunque un’ingiustizia verso sè stessi. Anche se alle volte purtroppo può essere necessario (vedi primo commento, la parte su CEO e segretario)…
Che ne pensate?
Ammetto che all’inizio dell’articolo mi son messo a ridacchiare.
Ma riflettendoci bene e’ vero, un sito porno ha sicuramente molti piu’ accessi di un sito “standard” …
Io la farei volentieri un’esperienza di quel tipo e di sicuro non la nasconderei sul CV per i motivi citati
@Francesco: ridacchiare credo sia la prima delle cose che capitano parlando di questo genere di cose. Quello che sta dietro, intendo come complessità di lavoro, tende pressochè sempre a passare in secondo piano o a non essere considerato affatto. Purtroppo.
Ciao & grazie di essere passato! ^^