Ogni tanto mi capita di sentire sviluppatori affermare:
… io sono stato assunto come programmatore ma in realtà svolgo anche molti altri compiti come amministratore di sistema, analista, sviluppatore, helpdesk, formatore interno e della clientela, tecnico installatore e di assistenza, factotum universale, problem-solver semovente, correttore bozze, grafico, impaginatore, uomo-della-Provvidenza, ninja del cacciavite stellato, il-MacGyver-dell’ufficio, l’omino-del-piccì, …
Molti lavori, una sola paga: quella da programmatore!
Quando sento questo tipo di frase di riflesso mi si alza un sopracciglio in segno di perplessità, da cui le domande:
Esistono i programmatori “puri”, cioè che fanno solo il programmatore? Sono mai esistiti?
In questo post vedrò di rispondere a queste domande. O almeno ci proverò.
Premessa: questo post non è nè rappresenta una critica o un’offesa a chichessia. E’ solo la mia opinione in merito e non essendo io un guru non prendete la cosa come una verità di fede. Se qualcuno dovesse offendersi o anche solo sentirsi chiamato in causa in modo improprio, porgo istantaneamente le mie scuse.
Ciò che fai determina ciò che sei
Non entro nel merito del discorso retributivo perchè non mi interessa avviare inutili e sterili polemiche, ma voglio parlare dell’aspetto lavorativo, cioè delle mansioni “standard” per un programmatore.
Credo di non aver mai visto in tutta la mia vita un programmatore puro, ossia nessuno che in un modo o nell’altro si sia dedicato a scrivere solamente codice, dalla mattina alla sera, senza altre mansioni e responsabilità.
Perfino i novellini non sono mai dei programmatori puri e nemmeno dei semplici code monkey. Se vogliamo, sono dei lavoratori che fra le varie mansioni hanno anche la scrittura del codice.
Pur non vedendoci nulla di offensivo nella parola “programmatore“, preferisco usare quindi il termine “sviluppatore” per svariati motivi:
- non credo che nessuno programmi e basta;
- programmare normalmente rappresenta una delle ultime fasi dell’attività di sviluppo – quella implementativa – per cui dare del programmatore ad una persona è l’equivalente informatico di una sineddoche, cioè usare una parte di qualcosa per indicarla tutta;
- considero programmare più un’arte che non una scienza per quanto affine a quest’ultima (pare che non sia il solo
);
Tuttavia, aldilà della discussione su cosa sia o meno un programmatore e su come definirlo, mi interessa di più il cosa fa e cosa realmente fa ogni giorno.
Un lavoro, molte mansioni
Ogni lavoro che si rispetti prevede una serie di mansioni implicite ed esplicite, alcune delle quali possono essere anche un po’ “off-topic” rispetto al titolo della propria figura professionale.
Non dico mansioni che declassino il lavoratore come gli stage in cui la principale (unica?) attività del tapino di turno può coincidere con fare le fotocopie tutto il giorno anche se ufficialmente è stato “assunto” per fare altro.
Parlo delle mansioni secondarie, spesso implicite rispetto alle attività principali. Ad esempio, nel caso degli sviluppatori, gestire i clienti in prima persona, “curare” il proprio pc o occuparsi delle necessità dell’ufficio (es: cancelleria, pulizia minimale della propria scrivania, …).
Declassamento o semplice normalità lavorativa?
Credo che tutto sommato sia normale trovarsi a dover fare anche altro, rispetto a quello che ufficialmente si è tenuti a fare, pur restando comunque nel contesto del lavoro per il quale si è stati assunti.
Eppure, nonostante tutto, conosco un buon numero di persone che ragionano in modo rigido-conflittuale ossia tendono a rifiutare sistematicamente e quasi ad offendersi per qualunque “lavoretto” che ritengono non competa a loro. O per i quali “non sono stati debitamente pagati“.
Naturale quindi il discorso del “faccio mille cose ma mi pagano solo per una“.
Chi ragiona in questi termini si aspetta di fare esattamente una sola cosa e di essere pagato solo per quella: il resto lo considera un “extra-contratto” (*) e, come tale, si aspetta di essere pagato a parte.
Atteggiamenti di questo tipo spesso portano a discussioni infuocate, a ultimatum, insulti, scenate plateali, eccetera eccetera. Penso che le prove di forza (“io questo non lo faccio, punto e basta!”) non siano pressochè mai una soluzione giusta al problema.
Posso capire se si viene puniti per qualcosa e la pena consta nel fare qualcosa palesemente dequalificante (l’esempio canonico è “pulire i gabinetti”), ma ritengo che mettere fuori il naso ogni tanto dal proprio ambito non sia una cosa brutta.
Anzi, ritengo sia salutare, anche solo per evitare di fossilizzarsi (e annoiarsi) sempre e solo su poche cose. Può essere l’ambizione, l’instinto di professionalità, l’educazione, il piacere della sfida, quello che vi pare ma se c’è del lavoro da fare e questo non mi dequalifica e non urta con i miei principi, perchè non farlo?
Cioè, se ogni tanto mi tocca occuparmi anche di attività diverse da scrivere codice come sistemare una macchina malfunzionante oppure discutere con un cliente sulle specifiche di un progetto, non mi sembra che qualcuno mi manchi di rispetto o si prenda gioco di me, professionalmente parlando (anche se, nella realtà, magari mi ha rifilato qualcosa di lungo e tedioso che lui non voleva fare
).
Magari imparo qualcosa di nuovo e acquisisco quindi nuova esperienza…
Che ne pensate?
(*): non ho mai sentito di un contratto così preciso da elencare una a una e in modo estremamente preciso le mansioni e i relativi limiti operativi di un singolo individuo. Anzi il buon senso impone di lasciare un certo margine operativo che consenta di servirsi in modo flessibile di una persona, magari assegnandole nuove mansioni. Poi ovviamente si può discutere se una specifica mansione sia più o meno dequalificante per un lavoratore, ma questa è un’altra storia…
Il tuo ragionamento fila, ma bisogna fare alcuni distinguo (IMHO).
Primo. per quanto tempo fai il tuo lavoro “principale” (concedimi il termine) e per quanto tempo fai gli extra: se ti trovi a dedicare più tempo ai lavori extra allora forse è abbastanza normale pensare che ci sia qualcosa che non va ed effettivamente potrebbe portarti anche ad una perdita di professionalità agli occhi di futuri datori di lavoro.
Secondo. Se hai la possibilità di organizzarti liberamente o devi stare allo schedule del tuo capo per gestire il lavoro “principale” e quelli extra. Soprattutto, nel secondo caso, se poi questo provoca lavate di testa perché non si sono rispettati alcune diedline del lavoro principale è abbastanza facile arrivare a scontrarsi.
Terzo. Quando si arrivano a scontri plateali, non sempre è colpa del dipendente di grado inferiore.
cheers
Concordo con tutti e tre i sotto-casi di cui parli (probabilmente ce ne sono molti di più) ma il post si concentrava su attività comunque affini a quella principale, al limite “un po’ off-topic” ma non troppo. Se no è la stessa cosa degli stage di cui parlavo: “assunto” per fare X, ridotto a fare Y tutto il giorno.
Ciau & grazie di essere passato! ^^
Io penso che sia anche una cosa positiva “fare altro” rispetto alla propria mission principale. Semplicemente perché permette di conoscere almeno in superficie le varia attività che fanno da corollario alla propria.
E’ molto importante per avere una visione d’insieme, secondo me
. Per il resto, dipende sempre da cosa ti fanno fare e per quanto tempo. Passi andare ad aggiornare flash sul computer del collega imbranato, ma se fai solo cose simili poi stanca
@Joel: concordo sulla positività del “fare altro”, purchè il tutto non si trasformi in un fare tutto, di fretta e quindi male.
Concordo anche sulla “visione di insieme“: conoscere un po’ di tutto (“una spolverata di questo e di quello”), permette di inquadrare meglio le necessità e le difficoltà, anche quelle implicite/nascoste, che un qualunque progetto potrebbe presentare.
Ciau & grazie di essere passato!
Io posso considerarmi fortunata perché tranne il sistemista ho fatto di tutto mentre invece ci sono analisti e capi progetti che non sanno nemmeno cos’è un if, però sai com’è, ad un certo punto la crescita va riconosciuta, lo dicono anche i ccnl, ma in genere sono proprio i capi che ti ricordano per cosa sei pagato da contratto quando gli vai a chiedere l’aumento.
Il bello è che non si ha la scelta di fare solo quello per cui si è pagati, altrimenti nelle aziende private iniziano a dire che non ci sono progetti per te…. Ad un certo punto della vita bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare, altrimenti il gioco dell’imparare non funge più, imho
@recenso: indubbiamente è così. Io faccio uno sforzo in più oggi, un altro domani, salvo capre e cavoli il giorno seguente facendo anche $X, … ad un certo punto ci si aspetterebbe un minimo di riconoscimento. Ma realisticamente arrivano mai senza un’azione persuasiva?
eh sì, la domanda è quale sia questa azione…portare il caffé al capo?
@recenso: LOL!
Ciao JP, non è che si può dire la stessa di qualsiasi tipo di lavoro ?
@Stefano: sì sì, l’ho scritto (magari non l’ho evidenziato più di tanto, sorry: volevo restare nell’ambito che conosco di più, cioè il mio)… ^^’
“Ogni lavoro che si rispetti prevede una serie di mansioni implicite ed esplicite, alcune delle quali possono essere anche un po’ “off-topic” rispetto al titolo della propria figura professionale.”
Poi ovviamente nel mondo ci saranno anche le eccezioni, ovviamente…
Ciao & grazie di essere passato!
Eh ragazzi, che ci vogliamo fare…
Soprattutto nelle piccole realta’, aziende che hanno un sistemista, un amministratore di reti, un tecnico installatore sono costrette a far fare a tutti e tre il lavoro di tutti e tre se e’ necessario. Non credo che il sistemista debba scandalizzarsi se gli si chiede di passare assieme al tecnico installatore nel municipio di xyx a montare un nuovo rack con nuovo server, router ecc ecc.
Sono lavori che aiutano l’azienda e percio’ utili a tutti.
Se poi uno se la sente di licenziarsi solo perche’ invece che lavorare nel proprio ambito gli viene chiesto di fare altro… beh non mi sembra periodo, in primis; e poi non e’ corretto nei confronti dell’azienda che se sposta lavoratori su un’altra mansione avra’ i suoi buoni motivi.
Ricordiamoci anche che i conti in tasca poi li deve fare chi gestisce l’azienda e non e’ semplice.
Ciao e complimenti per il sito, l’ho scoperto oggi e mi sono subito iscritto ai feed
a presto
@Porcodrillo: innanzittutto benvenuto e complimenti per l’originalissimo nick (sto ridendo come un pazzo
).
Effettivamente non è proprio il periodo ideale per fare i pignoli e rifiutare di fare qualcosa “per principio” o perchè non espressamente indicato nel contratto. Ma non è solo il periodaccio, è proprio una questione di come sfruttare al meglio le persone in relazione ai problemi che sorgono via via, quotidianamente.
Eppure c’è chi interpreta sistematicamente la cosa come un’offesa, mettendola volutamente sul personale…
Ciau & grazie di essere passato! ^^