Qualche giorno fa, rientrando dalle ferie in auto ho avuto il piacere di ascoltare un breve intervento della curatrice del sito La Repubblica degli Stagisti, Eleonora Voltolina, nel rotocalco “Il riposo del guerriero” di Radio24 (questa la pagina relativa alla “puntata”).
Il discorso mi è parso subito molto interessante. In pochi minuti la curatrice ha trattato argomenti come lo stage come primo passo della carriera lavorativa per i neolaureati, il muoversi in anticipo e non aspettare l’ultimo momento per entrare nel mondo del lavoro (lieto di non essere il solo: cfr. post), l’apprendistato che pare stia prendendo nuovamente piede e molto altro ancora.
Diciamo che l’ho apprezzato, benchè a mio modo di vedere mancasse di sufficiente mordente circa i problemi connessi all’uso indiscriminato di questa forma di “pseudo-contratto“. Forse era una questione di tempi limitati o forse l’educazione dell’interlocutrice ha preso il sopravvento e non se l’è sentita di osare ad alzare la voce. Chi lo sa.
Tuttavia, per rispetto delle molte discussioni e dei molti pareri che mi sono stati richiesti da amici e conoscenti, vorrei dire rapidamente la mia su questa “faccenda“, incluso i suoi risvolti negativi.
Premessa: desidero subito precisare un fatto, per chi si affacciasse per la prima volta su questo blog e/o non mi conoscesse. In questa sede esprimo il mio infimo parere da laureato in una materia scientifico-tecnica (informatica) che contemporaneamente allo studio per sua scelta ha lavorato part-time per 7+ anni con contratti “flessibili” come Co.Co.Co. e Co.Pro. Mi permetto quindi di parlare in prima persona, non per sentito dire, di ciò che ho visto con i miei occhi fino ad ora, stage e contratti flessibili inclusi.
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