Impegni, paranoia, deontologia, rischi…

Ogni lavoro ha una sua etica, una sua deontologia professionale più o meno definita ed esplicita e naturalmente anche dei “rischi professionali” legati a quello che si può/non si può fare (o si sceglie di non fare) in un dato contesto.

Con questo post intendo iniziare un piccolo discorso su questo tema, visto ovviamente nell’ottica del mio “mestiere”. Nulla di filosofico o trascendentale quanto piuttosto qualcosa a livello “for dummies“.

Domande e riflessioni

In vista della mia futura collaborazione con Infomedia (*), mi sono posto alcune domande, in ordine:

  • come può impattare un accordo di collaborazione di questo tipo sulla mia vita privata e professionale? 
  • sono in grado di mantenere una collaborazione del genere? 
  • esistono uno o più criteri per evitare sovrapposizioni nefaste, conflitti di interesse fra le varie attività che svolgo nei diversi contesti? 
  • quali conseguenze, positive e negative, può avere una mancata osservanza del punto precedente? 
  • cosa posso e cosa non posso (o non devo) rivelare di ciò che faccio realmente in una qualunque delle attività che svolgo? 
  • cosa mi sfugge?

Indipendentemente dalle risposte, queste domande rappresentano ormai una sorta di prassi collaudata, qualcosa che mi si ripropone automaticamente in testa ogni volta che devo riflettere su una prospettiva di attività di qualunque tipo.

Sono certamente il frutto tanto della mia paranoia professionale che della mia esperienza.

La paranoia mi costringe a riflettere sugli effetti, positivi e soprattutto negativi, che una qualunque azione o decisione può avere su ogni altra cosa nel “mio mondo”. Ho notato che spesso anticipa le stesse risposte che otterrei con una più rigorosa analisi e valutazione etica/deontologica di una data situazione, sebbene agisca con criteri molto diversi.

L’esperienza mi consente di prendere delle decisioni sulla base di quello che ho già sperimentato in passato o che ho visto capitare a qualcuno attorno a me.

Per “attorno a me” includo qualunque cosa che possa tornarmi utile, incluso eventuale “materiale” recuperato sulla Rete.

Ad esempio ho trovato molto interessante ed istruttivo un “caso” abbastanza eclatante capitato l’anno scorso ed immediatamente “esploso” online: mi ha spinto a riflettere ancor più seriamente su queste tematiche e, spero, a trarne un valido insegnamento.

“Il caso Jon Skeet”

Per chi non lo conoscesse, Jon Skeet è uno dei guru di C# (cfr. recensione del suo libro) al punto da essere stato insignito del titolo di Most Valuable Professional (MVP) da Microsoft, riconoscimento rinnovatogli sistematicamente negli ultimi 7+ anni.

Il “problema” è che Skeet lavora per Google.

Di punto in bianco, l’anno scorso è sorta una sorta di “controversia interna” che gli avrebbe precluso la possibilità di accettare nuovamente il riconoscimento.

Citando le sue stesse parole:

“[...] As renewal time came round again, I asked my employer whether it was okay for me to renew, and was advised not to do so. As a result, while I enjoyed being awarded as an MVP, I’ve asked not to be considered for renewal this year. [...]“

Di lì a poco si è scatenato una sorta di flame: tanti commentatori sul suo blog non hanno preso di buon grado questo affronto nei confronti del loro guru-beniamino.

Per quanto ricevere un’onorificenza da un’azienda concorrente della propria sia qualcosa di apparentemente insolito e probabilmente non gradito da parte della seconda, ci sono degli aspetti che hanno lasciato perplessi un po’ di persone.

Tempistica e – apparentemente – nessun “conflitto di interesse“, ad esempio. Dopo svariati anni da MVP improvvisamente la cosa non va più bene: non si sa se son cambiate le norme interne e/o Google confidasse nel fatto che Skeet avrebbe prima o poi optato per rifiutare il riconoscimento di sua spontanea volontà. Inoltre Skeet ha più volte lasciato intendere di occuparsi di Java dentro Google.

Sarà il caso, montato istantaneamente, ma dopo qualchr giorno Skeet annunciò di aver trovato una sorta di accordo interno con Google per continuare a ricevere il titolo di MVP:

“[...] Google has reconsidered the situation and worked out a compromise: I now receive no significant gifts from Microsoft, and I’m not under NDA with them. While that precludes me from a lot of MVP activities, it removes any concerns to do with Google’s Code of Conduct. Basically my MVP status is truly just a token of Microsoft’s recognition of what I’ve done in the C# community – and that’s fine by me. [...]“

Cosa ho imparato

Devo ammettere che questo caso ha portato qualche crepa nelle mie certezze.

Ad esempio, ero assolutamente certo che tenendo separati in maniera netta lavoro “principale” ed attività “secondarie” non si sarebbero mai generate situazioni problematiche.

L’idea è semplice: se ogni attività è una linea che scorre parallela alle altre, senza mai toccarne un’altra, a rigor di logica non dovrebbero verificarsi problemi perchè non si possono generare interferenze.

Sfortunatamente ciò è solo una pia illusione ed il “caso” sopra-citato me l’ha fatto capire. Per quanto Skeet lavori primariamente in Java (che per giunta è “roba” di Sun/Oracle!) dentro Google, il fatto di essere MVP per il C# – un riconoscimento conferitogli da Microsoft – gli ha generato comunque dei bei grattacapi.

Nel mio caso, il fatto che fin qui abbia deliberatamente deciso di tener disgiunto o “fortemente edulcorato” quel che faccio a lavoro dagli argomenti che tratto su questo blog è una misura di protezione probabilmente logica, ma che nella pratica non garantisce alcun riparo in modo assoluto.

Ad esempio prima o poi potrei inavvertitamente scrivere qualcosa che faccia infuriare qualcuno con cui lavoro, che magari si è ritrovato in qualcosa che ho detto, eccetera.

Sì, questa è paranoia pura (ricordate: arriva prima di un discorso etico/deontologico), ma credo che prima o poi adotterò anch’io, su questo blog, quella bella frase che campeggia in alto, in quello di Skeet:

“This is my personal blog. The views expressed on these pages are mine alone and not those of my employer.”

Devo però dire che deontologicamente mi sento di “assolvere pienamente” Skeet per quello che ho letto perchè non credo abbia nulla da rimproverarsi: accettare un riconoscimento da un avversario della propria ditta non è di per sè stesso un male (ovviamente se non ci sono di messo conflitti di interesse o illeciti/reati ben più gravi).

Ciononostante avrei capito perfettamente se, alla fine, avesse scelto di sua spontanea volontà di non accettarlo più, anche solo per motivi di opportunità.

Il fatto cioè di sentirsi ed essere davvero a posto con la propria coscienza non preclude cioè la possibilità di rinunciare a qualcosa per evitare a sè stessi o ad altri (colleghi, capi, …) situazioni imbarazzanti.

Evitare di farsi del male

Dopo una lunga riflessione ho quindi deciso di adottare l’approccio di Storie dalla Sala Macchine: qualunque cosa scriva, qualunque argomento affronti, lascerò sempre passare del tempo (giorni o settimane di solito).

Questo mi permetterà di rileggere e rivedere più volte un post più volte prima della pubblicazione (**), se serve smorzandone i toni ed “anonimizzando” il più possibile fatti e persone (semprechè non ottenga il nulla osta dai legittimi interessati).

Questo mi permette di parlare di qualcosa che faccio (es: sperimentare una data tecnica) ma senza produrre danni a terzi e quindi di riflesso a me stesso.

E’ anche un buon modo per lasciar calmare le acque, prima di affrontare qualcosa di particolarmente ostico (finora, a differenza di Storie dalla Sala Macchine, non è mi mai capitato) oppure mantenere un certo cuscinetto di tempo entro il quale decidere se pubblicare o meno un post (questo invece mi è capitato diverse volte).

Quest’ultimo caso non la considero autocensura ma solo buon senso ed un qualche motivo di opportunità particolare.

Ad esempio credo che sia inutile ribadire che, a meno di situazioni particolari, è altamente sconsigliato parlare pubblicamente di quello che si fa per lavoro, entrando nei dettagli intendo (mai fatto e ben me ne guardo: non ho tendenze masochistiche di tal genere).

Aldilà delle esplicite regole normalmente messe nero su bianco nei contratti per impedire tutto ciò, credo che sia comunque deontologicamente sbagliato spingersi in qualunque situazione in cui una mezza parola possa comportare danni economici, sociali e perfino fisici a persone o cose. O alla ditta che paga il proprio stipendio.

Già esiste la cosiddetta ingegneria sociale, perchè agevolare ulteriormente le cose agli eventuali malintenzionati?

Conclusioni

Sono tutti piccoli trucchi che, temo, non potranno fornire un riparo da potenziali problemi, anche legali. Se non altro sono un buon modo per dimostrare la buona fede (deontologia?).

Che ne pensate?

(*): Emanuele “Exedre” Somma, il deus ex machina dietro la nuova Infomedia, mi ha gentilmente proposto di collaborare più o meno stabilmente con loro. In pratica, salvo sorprese, da settembre scriverò per loro un nuovo “post” a bimestre, che poi potrò ripubblicare a distanza di qualche mese qui, su questo blog. Per i curiosi (so già che qualcuno me lo chiederà in modo più o meno velato), la collaborazione è a titolo gratuito: diciamo che apprezzo l’iniziativa-progetto dietro a Infomedia e la relativa visibilità che mi verrà concessa partecipandovi.

(**): rivedo e correggo costantemente molti dei miei post, anche quelli pubblicati mesi o anni fa. A causa di ciò tempo fa il mio account fu erroneamente sospeso da WordPress.com perchè una qualche loro procedura automatica mi aveva scambiato per uno spammer o qualcosa di simile. Tempo un giorno tutto tornò alla normalità, con tanto di scuse da parte di WP.com.

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7 thoughts on “Impegni, paranoia, deontologia, rischi…

  1. baba_andrea scrive:

    Ciao JP,

    devo dire che su molti aspetti hai pienamente ragione, anzi diciamo su tutti.
    Non si dovrebbe mai mischiare lavoro e attività secondarie che appartengono alla stessa sfera quotidiana. Questo però non implica che tu non possa avere una carriera come report informatico di alto livello, anzi è proprio quello che tu fai tutti i giorni che ti spinge a studiare, aggiornarti, scoprire e soprattutto condividere.

    Certo non dovresti parlare della commessa che la tua azienda è riuscita a vincere sbaragliando i concorrenti, ma mi pare di non aver mai letto niente del genere qui.
    Invece se in un progetto usi una tecnica particolare che vuoi condividere non vedo perchè tu non possa parlarne, senza specificare nessun particolare del tuo lavoro.

    Ricordati che, senza violare diritti di proprietà o contratti che hai in essere, sei sempre libero di dire e fare quello che ti pare per fortuna.

    Per la questione di scrivere un post e far passare molto tempo devo dire che invece a me non piace molto perchè così elimini tutta la magia, l’euforia e la passione di un reporter che parla della propria visione del mondo (in questo caso del mondo del codice) anzi se devo dire la verità mi rattrista pensare che leggerò post così freddi e privi di emozione perchè passati attraverso un tuo forte e preciso senso di autocritica.

    Non stai facendo del male a nessuno, scrivi articoli informatici per la gioia tua e di chi ti legge :D

    Ciao ciao

  2. [...] This post was mentioned on Twitter by Andrea Marin, Gian Paolo Ghilardi. Gian Paolo Ghilardi said: Impegni, paranoia, deontologia, rischi…: http://wp.me/p9z1q-2ag [...]

  3. jp scrive:

    @baba_andrea: innanzitutto grazie per la replica.

    Usando la “regola” che prevede di attendere del tempo e poi anonimizzare le cose, si può parlare di tutto, tecniche incluse (questo lo aggiungo nel testo).

    L’importante, prima ancora di entrare nell’argomento “regole e imposizioni da contratto“, è non rivelare nulla riconducibile a fatti o persone che potrebbero ricevere un ingiusto danno da quanto rivelato.

    Non sto dicendo di autocensurarsi ma di evitare ogni cosa che deontologicamente è comunque discutibile (es: scrivere qualcosa in cui una persona possa riconoscersi direttamente e magari provare imbarazzo). Questo molto prima di chiedersi se scrivere su qualcosa significhi commettere un illecito o addirittura un reato.

    Quanto a far passare del tempo non è una regola obbligatoria ma, credimi, è ottima per riorganizzare le idee. Scrivere e pubblicare qualcosa subito tende a comunicare certamente molte emozioni ma spesso senza la giusta lucidità.

    Ad esempio i post taggati “brontolo” sono qualcosa che mi esce dalle dita a “velocità warp” e se non mi imponessi di attendere un po’ di tempo, finirei sistematicamente per scrivere qualcosa di altamente fraintendibile oppure addirittura offensivo. Questo è inaccettabile perchè si può essere lucidamente taglienti senza risultare volgari e senza scadere in termini ingiuriosi.

    Ricapitolando: il post viene scritto in “presa diretta“, con tutte le emozioni del caso. Ma poi vengono “aggiustati” i termini e questo richiede un po’ di tempo. E’ una protezione sia per me, sia per i miei eventuali lettori.

    Spero di essere stato chiaro. Ciao! :)

  4. baba_andrea scrive:

    Chiarissimo, solo non ti trattenere troppo, è bello leggere la passione fra le parole di uno scrittore di codice, dopo tutto anche il codice è arte :)

  5. jp scrive:

    @baba_andrea: tranquillo, non succederà.

    Mi trattengo se e solo se quello che scrivo può essere facilmente frainteso oppure potrebbe risultare decisamente offensivo per qualcuno.

    Se non vedo pericoli (es: parlo di qualcosa che so non toccare nessuno nelle immediate vicinanze) allora mi impongo meno “controlli-paranoici“… :P

  6. contezero74 scrive:

    Concordo con te e con le tue paranoie… ma ritengo che sia giusto pensare bene prima di pubblicare qualcosa online (alla merce di tutti). Motivo per cui evito apertamente (ad esempio) qualsiasi post o commento relativo alla politica ;)

    cheers

  7. jp scrive:

    @contezero74: esattamente. “Pensarci bene” credo sia fondamentale per evitare figuracce e problemi ben più gravi. Come te, anch’io evito tematiche troppo “pericolose” come la politica (non che non abbia idee da esporre, ma non intendo fare di questo blog uno spazio per polemiche più o meno inutili).

    Ciau! ^^

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