“Stay relevant”…

Più volte ho affrontato il tema dell’aggiornamento professionale inteso come individuo che deve mantenere attuali, fresche le sue conoscenze in modo da mantenersi costantemente competitivo.

Lo stesso discorso vale per le aziende viste come un tuttuno.

Anzi, nel caso l’azienda abbia un particolare ruolo del mercato – ad esempio detenga una fetta consistente di un certo “business” – ecco che mantenersi competitivi è un obbligo ancor più vincolante rispetto a quello del singolo individuo.

Nel mondo IT, principalmente lato software e lato hardware, la competizione è sempre accesa e vincere significa primariamente essere rilevanti nel proprio mercato.

Essere rilevanti?

Essere rilevanti significa innanzitutto mantenere e possibilmente migliorare la propria quota di mercato, rubandolo alla concorrenza e impedendo ad essa di fare altrettanto.

Sotto il profilo tecnico significa dettare legge a livello di prodotti ossia fare in modo di garantirsi il diritto di parola, meglio ancora se è l’ultima parola.

Gli anglofoni definiscono tutto ciò come “stay relevant” ossia il mantenersi rilevanti all’interno del proprio ambito operativo e lo usano abitualmente per descrivere aziende e perfino prodotti che provano a rimanerlo.

Regola zero sulla rilevanza: siete rilevanti se il mercato, la clientela e perfino la concorrenza vi tengono d’occhio, vi rispettano, vi temono e si aspettano da voi che siate e continuiate ad essere il loro punto di riferimento nelle situazioni decisive. Voi davanti al gruppo, il resto dietro di voi.

Questo post nasce in realtà da due specifici articoli che in qualche modo mi hanno illuminato e che intendo rapidamente presentarvi.

Primo caso di studio “celebre”: Java

Il primo dei due articoli, risalente a qualche mese fa tratta Java, un linguaggio di programmazione che a detta di un buon numero di persone sta rapidamente “invecchiando“: “Geriatric Java struggles to stay relevant“.

Tutto il pezzo, decisamente ben fatto, può essere sintetizzato in queste poche righe, almeno sotto il profilo tecnico:

“Java has evolved from a groundbreaking, revolutionary language platform to something closer to a modern-day version of Cobol. In just 15 years, it has moved beyond maturity into a silver-haired stage of staid dependability. Java offers stability, not agility; reliability, not innovation. It’s the language of large, enterprise software projects, ones that link legacy systems and promise high availability.”

Bam! Poche righe per demolire Java come linguaggio che ha perso traino e benchè sia tuttora il linguaggio più diffuso, sembra stia perdendo “rilevanza” come linguaggio di programmazione di per sè.

Tuttavia non è solo l’aspetto tecnico ad avermi colpito, ma soprattutto il ruolo dell’indecisione, imputata a Sun prima e Oracle poi, spesso causa della “perdita di rilevanza” per un prodotto:

“More telling is Oracle’s seeming unwillingness to take decisive action, at least for now. Much of its marketing efforts since acquiring Sun last year have been devoted to convincing customers that Oracle has no plans to gut Sun’s software product line — even where doing so might seem prudent. Thus, Oracle says it will simultaneously support the Eclipse, JDevelop, and NetBeans IDEs for Java, not willing to alienate loyalists of any one tool. And Java will continue to have three faces — Java SE, Java ME, and Java EE — despite the fact that the enterprise platform is clearly Oracle’s bread and butter.”

In questo caso il mantenere lo status quo, apparentemente una buona scelta, può ed è spesso interpretabile come un “non muoversi senza essere costretti”.

Ciò significa mandare un messaggio ambiguo, certamente negativo e probabilmente fraintendibile/frainteso da chi poi lo usa e si affida ad esso per camparci: non si capisce se bisogna o meno considerarlo ormai di secondaria importanza perchè sembra avere un futuro non troppo certo davanti (chissà se la cosa ha avuto un qualche impatto, ancorchè minimo, sulla decisione di Apple di “deprecare” Java sul Mac).

Il rischio è che ad un certo punto il prodotto, Java in questo caso, sia rimasto “così indietro” rispetto al resto del mondo da essere considerato “legacy“, ossia vecchio e semplicemente mantenuto in vita fino a nuovo ordine. Per quello, temo, l’analogia Java-Cobol.

Regola prima del “rimanere rilevanti”: non permettere che qualcosa che lo è o in cui lo si è scada e finisca nel dimenticatoio. Aggiornamenti costanti e decisioni chiare e senza tentennamenti sono fondamentali in questo.

In tutto ciò non aiuta di certo alla causa di Java la recente decisione di Oracle di citare in giudizio Google per violazione di sette brevetti in Android. Tale scelta, la via giudiziaria è apparsa a molti contraddittoria in quanto Java ufficialmente è un progetto OpenSource

Per cui la citazione a Google, la “deep pocket” della situazione, sembra un attacco anche al mondo FOSS e, potenzialmente, anche ad altre ditte utilizzatrici di Java (cfr. il bel post dell’amico Contezero, con molti link interessanti sull’argomento).

Secondo caso di studio “celebre”: Microsoft

Devo ammette che negli ultimi mesi ho avuto un discreto numero di discussioni con amici e conoscenti sul tema

Dove diavolo è finita Microsoft? Ormai si sente parlare solo di Google e di Apple…

Ebbene, Microsoft non è morta e anzi, pare che Windows 7 stia fruttandole pacchi di soldi come non si vedevano a Redmond da anni ma … tecnologicamente dove si è cacciata?

Da quanto un prodotto Microsoft non è al centro delle scene, come e più d’altri? Da quanto non è la società di Bill Gates a imprimere la direzione tecnologica all’industria IT, seppure seguendo la sua famosa strategia nota come “embrace, extend and extinguish“?

Pare che i tempi siano davvero cambiati e l’impressione che mi sono fatto pare sia in qualche modo diffusa: “Microsoft pursues ‘me too’ technology to stay relevant“.

Leggere certe cose su Microsoft, soprattutto considerando quello che si trovava in giro tempo fa, non può che colpire:

The fact is that as far as the Internet is concerned, Microsoft is just another player. It’s certainly true that, due to Bill Gates’ foresight, Microsoft was able to gain a dominant position in the browser and email client markets. However, this was largely a defensive move designed to keep users loyal to the Microsoft desktop platform.

Now, even Microsoft’s hold on the browser market is slipping and the company is in a desperate struggle to stay relevant in the Internet space. It is in this climate that Silverlight has been launched. In a nutshell, Silverlight is a web browser plug-in (like Flash) that allows videos and interactive applications to run on a variety of browsers (like Flash).

Zune, Silverlight e perfino il recentissimo Windows Phone 7 sono esempi di prodotti che Microsoft ha lanciato, in ritardo, rispetto alla concorrenza e sempre per rispondere ad essa. Rispondere colpo su colpo è giusto ma la strategia del “questo lo so fare anch’io” significa lasciare la palla dell’innovazione ad altri, perdendo l’effetto-novità, cioè l’eventuale momento propizio connesso ad essa.

Arrivare in ritardo sul mercato spesso è un peccato mortale, ma arrivare in ritardo e in modo non completo (vedi copia e incolla per WP7, in arrivo nel 2011: anche Apple a suo tempo ha avuto questo problema, ma non da “inseguitrice”) è un ottimo modo per farsi male con le proprie mani. Oltre a un buon modo per farsi surclassare dall’ultimo venuto e perdere rilevanza e anche la propria immagine “corporate”.

In un altro bel post che vi segnalo, “Apple, Microsoft hit midlife as fresh, frumpy” si osserva proprio questo calo d’immagine nei confronti della coetanea Apple:

“Two tech titans are still brushing off their confetti and digesting their cake after a pair of weekend milestones. Microsoft marked its 35th birthday on Sunday. Apple turned 34 late last week and then, Saturday, unwrapped its iPad.

But as the two rivals rumble toward middle age, their brands somehow seem years apart. Among many consumers, their corporate images represent a clash between frumpy and fresh.

Questo è davvero un colpo notevole: perdere rilevanza nel mondo IT è perdere immagine e viceversa. Qualcosa da non sottovalutare.

Regola seconda del “rimanere rilevanti”: investire e innovare sono le parole chiave, ma non esiste un’unica via. Però bisogna cercarla…

Apple, ad esempio, predilige pochi, selezionati colpi di mercato, spesso frutto di un miglioramento qualitativo di idee altrui, un trionfo del design sull’engineering (cfr. l’interessantissima intervista di John Sculley su Steve Jobs).

Google, con quell’atteggiamento da “primo della classe tanto antipatico all’amico Stefano, punta invece all’esplorazione, alla sperimentazione a 360°, anche al prezzo di una sfilza di insuccessi che nessun’altra azienda potrebbe sopportare economicamente.

In realtà gli insuccessi fanno parte del gioco e l’hype dovuto alla loro immissione sul mercato genera gustosi introiti all’azienda di Mountain View oltre ad un’immagine di azienda innovatrice e perennemente “relevant“. Per cui, se vogliamo, sono piuttosto dei fallimenti controllati e in qualche modo limitati…

Che ne pensate?

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16 thoughts on ““Stay relevant”…

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by Stefano Castelvetri, Gian Paolo Ghilardi. Gian Paolo Ghilardi said: "Stay relevant"…: http://wp.me/p9z1q-2eb [...]

  2. baba_andrea scrive:

    Buongiorno JP,

    ottimo, ne parlavo la settimana scorsa a Vimercate con alcuni colleghi e concorrenti del mondo delle Telecomunicazioni aziendali. Ci sono aziende, come dici tu, che vengono viste come punto di riferimento per alcune tecnologie. Nel mio caso Alcatel-Lucent è il leader dei PBX a livello mondiale. Era in ritardo su alcuni aspetti come alcune configurazioni VoIP o reti miste ma quando ha deciso di uscire ha sbaragliato la concorrenza.

    Una mega multinazionale non può essere sia in ritardo e nello stesso tempo uscire con un prodotto e servizio fuori target.

    Poi ci sono realtà minori che invece servono proprio a testare le nuove soluzioni che poi il mercato deciderà essere rilevanti o no.

    Io però sarei interessato a capire come fa un’azienda rilevante a scremare le soluzioni da inglobare o no nelle sue tecnologie?

    Non si tratta solo di fatturati, ma anche di feeling con i clienti, di moda, di aspettative. Chi prende le decisioni finali deve avere un’ottima conoscenza del proprio bacino di utenza e non guardare solo i risultati finanziari. E’ una bella sfida per i manager.

  3. contezero74 scrive:

    Ciao JP,
    articolo interessante (soprattutto perché mi hai citato). Comunque anche se capisco e in parte concordo con l’idea di base che sta dietro alla tua visione di “stay relevant” ritengo che i due esempi riportati non siano completamente corretti.
    Mi spiego meglio:

    - Java: si è vero non ha subito grandi migliorie e quelle poche che ha avuto sono state (IMHO) di risposta a C#. Ma questo è anche dovuto al fatto che Java viene realmente utilizzato in moltissimi abiti (fin troppi) e questo implica che non si può permettere stravolgimenti. Non sempre quello che piacerebbe ai Geek o Nerd di turno è un buon affare per il mercato del lavoro. Mi ricordo un bel articolo, letto parecchi anni fa, dove si diceva che nel mondo del lavoro “dei programmatori” il 90% di questi è composto da gente che sa un solo linguaggio e solo quello che gli serve per fare il suo lavoro. In una situazione di questo tipo l’evoluzione di un linguaggio consolidato può portare a spiacevoli risultati.

    - Microsoft: il fatto che MS sembri in ritardo sui prodotti consumer non significa che non faccia più ricerca. Ti posso garantire, ad esempio, che il centro di ricerca tedesco di MS (European Microsoft Innovation Center – EMIC) sta portando avanti progetti molto interessanti nel campo dell’access control e della privacy su internet… il fatto che al grande pubblico non interessa, non significa che MS stia con le mani in mano ;)

    cheers

  4. Stefano scrive:

    Bel post, come sempre..

    Se posso aggiungere qualcosa a quanto già detto da te e dagli altri, mi sembra che la rilevanza sia in grado di cambiare come il vento e che spesso non ci sia una vera e propria strategia nel ricercarla. Anche l’associazione ‘innovazione’ = ‘rilevanza’ è importante ma forse non sempre valida. Probabilmente ‘innovazione’ porta a ‘hype’ che porta a ‘rilevanza’.

    Il fatto è che si può essere rilevanti o meno su molti fronti e in molti contesti, ed essere quindi ‘influenzatori’ nei confronti di tante categorie: tecnici, commerciali, appassionati, divulgatori. Anche verso il grande pubblico. E forse per certe categorie non importa essere innovatori per essere rilevanti, ma importa anche solo una certa stabilità o una certa diffusione.

    P.S. non mi sta antipatica solo Google, ma tutti i ‘primi della classe’ !

  5. jp scrive:

    @baba_andrea: una decisione, giusta o sbagliata che sia, è comunque una scelta preferibile a lasciare che le cose vadano avanti così, senza una qualche certezza di fondo. Il senso del post non è parlare di successo aziendale in quanto a fatturato, ma alla rilevanza di qualcuno o qualcosa rispetto al resto.

    E la rilevanza si può perdere, esattamente come si può perdere immagine, credibilità, solidità e… soldi. Sì, è un discorso complicato e non semplice, ma gli esempi di Apple e Google rivelano che fortunatamente non esiste un’unica soluzione al problema di come mantenersi rilevanti.

    Però serva cercarla la propria strada…

    @contezero: il punto dell’articolo non è mettere alla berlina nè denigrare nessuno per delle scelte fatte. E non è neppure parlare di Java e Microsoft, quanto piuttosto spiegare cosa significhi “essere rilevanti”, che non è semplicemente fare soldi. Tantopiù che ho ribadito che Java è tuttora il linguaggio più usato e Microsoft sta facendo tanti soldi grazie a Windows 7.

    Sono “vincenti”? Sì, lo sono. Ma qui il concetto-chiave è ben diverso, mi pare: si tratta di rilevanza, non di diffusione o altro. Ho citato questi due “casi di studio” in quanto continuo a leggere commenti relativi ad essi e mi è parso il caso di dire la mia, per quanto infima possa essere.

    Entrando nel merito, Java è un linguaggio diffusissimo ma mentre altri linguaggi in qualche modo fanno parlare di loro stessi e ricevono aggiornamenti in modo costante, spesso veramente utili al programmatore finale (e non solo per sembrare fighi: LINQ è o non è veramente comodo?), questo non capita per Java.

    Ho perfino letto un rumor secondo cui Oracle si prepara a imporre uno stile di sviluppo che ricalca quello recentemente adottato per l’altro suo acquisto celebre, MySQL, ossia un piano di sviluppo più preciso, con release costanti, eccetera. Questo dopo che uscirà Java 7 e, permettimi di dirlo, Java 7 per me è lungi dal meritarsi una “major release number” per quello che offre. Non è solo un fatto di essere “aggiornati” o avere questa o quella feature, è il vedere qualcosa fermarsi o sparire dalle prime pagine e chiedersi se vale la pena continuare in quella direzione. Cioè, intendiamoci, perfino C++0x sta per diventare ufficiale ed è sostanzialmente un nuovo linguaggio compatibile al 100% con quello precedente!

    Cobol, linguaggio a cui Java è stato paragonato in quel pezzo, è tuttora leader indiscusso nel mondo banacario, ma non mi pare sia sulla cresta dell’onda e neppure “rilevante“. Quanti sanno che esistono versioni .Net di Cobol? A chi interessa fuori dal mercato di nicchia che si è ritagliato per motivi storici?

    Quanto alla Microsoft stessa, beh, non ho detto che è “ferma”. Ho detto che una volta quando si parlava di qualcosa vagamente IT, era in prima fila o faceva in modo di farsi trovare lì, pronta. Ora, sarà l’atteggiamento “corporate” cambiato, non è più così. Alcuni esimi commentatori d’oltreoceano si sono già spinti oltre, definendola come un’azienda che sta avviandosi a diventare la “nuova IBM” (bah…), detto in senso negativo (chissà poi perchè), o perfino (e qui dissento apertamente) un’azienda bollita, vittima di contrasti interni laceranti (l’ultimo pare fra gli sviluppatori di Silverlight e quelli che curano HTML5 in IE)…

    Di nuovo rilevanza e immagine sono intimamente legati e puoi fare tutta la Ricerca del mondo (e Microsoft la fa senza dubbio alcuno), ma se quella legata e finalizzata alla produzione non sai più “venderla” dal punto di vista del marketing oppure trapelano solo notizie brutte e frammentarie…

    Per dire, se tu fossi uno sviluppatore Silverlight, come vivresti sapendo che HTML5 minaccia seriamente la rilevanza (cioè ora è tutto e solo un HTML5 di qua e di là, con nuove notizie ogni giorno) di ciò che ti sta pagando la pagnotta e che allo stato attuale nessuno pare avere le idee chiare in merito a come agire? Non basta dire “passeremo dunque ad HTML5“, non è così facile. Si parla di investimenti su periodi anche medio-lunghi…

    Spero di aver chiarito bene lo scopo del post. :D

    @Stefano: esattamente, non so se esista un linearità certa fra innovazione->hype->rilevanza, ma è indubbio che sotto sotto valga anche qualcosa del genere, almeno in ambito IT.

    Forse ad un certo punto scatta anche un riflesso negativo dell’abitudine/attitudine a vincere, come quelle squadre che continuano a vincere un campionato ogni anno e alla fine non fanno più notizia, neppure per i giornalisti.

    Forse Google fa trendy perchè se ne parla sempre, perfino quando i suoi prodotti falliscono: in un certo senso ha istituzionalizzato il fallimento rendendolo un vantaggio nell’ottica del “noi almeno ci proviamo” e generando hype e quindi un ritorno economico diretto. Inoltre è un buon modo per comparire sempre in prima fila, rilevanti quanto e più di altri, perfino nell’atto di ammettere un flop (e questo è geniale, IMHO) e ritirare un prodotto (es: Wave). Tu stesso hai ben citato nel tuo bell’articolo “What if Google does it?”: il fatto che qualcuno si ponga e ponga ad altri questo interrogativo, non è un segno di timore reverenziale, ben oltre la semplice “rilevanza” che si accorda al “semplice” e antipatico “primo della classe“?

    Ciao & grazie di essere passati! ^^

  6. contezero74 scrive:

    @JP: mi sembra che anche tu ti sia perso un punto del mio commento. La rilevanza è importante… ma bisogna chiedersi per chi. Java può aver perso rilevanza per i programmatori smanettoni, ma il mondo non è composto solo da quelli. Microsoft ha perso rilevanza sul mercato consumer, sicuro: probabilmente ha puntato su altre carte, meno visibili al grande pubblico.
    Il fatto è che non sempre si può valutare l’operato di altri con le metriche proprie di un tecnico evoluto: e per me i due esempi che hai riportato erano lapalissiani di questa visione. Io non posso concordare con te per le tue valutazione, ma ho il sentore che il pubblico “normale” (e molto più numeroso) invece abbia una visione diversa.

    cheers

  7. recenso scrive:

    In tutto questo non ho capito se essere rilevanti è importante o se è solo cool. Premesso che java mi sta sule scatole per tanti scontri con javaisti fissati e montati che screditano tutti gli altri linugaggi a priori, e sono contenta se viene deprecato, però se un linguaggio si evolve poi i programmi scritti amdrebbero aggiornati o sbaglio? Son soldini anche questi. Cobol ha tante nuove versioni ma quella normale nell’ambito bancario è ottima.
    Se essere rilevanti vuol dire che inventata la ruota ne cambi a forma allora devi cambiare anche le auto, se invece essere rilevanti vuol dire hai creato la ruota non ne cambi la forma ma ne cambi i fronzoli che la circondano allora ci siamo, ma restano fronzoli. IMHO :)

  8. jp scrive:

    @contezero: ciò che dici è vero e c’è di sicuro una distinzione fra tecnici e non ed il loro punto di vista. Però è altrettanto vero che rilevanza significa essere punti riferimento nell’atto di essere propositivi e innovativi.

    Se devi puntare allo stato dell’arte chi/cosa guardi, la cosa stabile e affidabilissima ma sostanzialmente ferma o a qualcosa di più recente e, si spera, innovativo? Ribadisco il concetto che essere stabili e diffusi non significa per forza di cose essere anche rilevanti ma non lo esclude nemmeno.

    @recenso: credo che rilevanza sia un concetto in qualche connesso essere anche “cool” perchè è indubbio che impatti sull’immagine di un’azienda. Trovo sbalorditivo ad esempio come Apple e Microsoft, pressochè coetanee, appaiano in modo diverso agli occhi delle persone in relazione ai vari prodotti che vendono.

    Un esempio concreto di rilevanza per chiarire cosa intendo? iPhone e i device Android nonchè le rispettive aziende che li portano avanti: tutti guardano a loro, tutti fanno paragoni partendo da loro e da quel che offrono. Una volta il confronto, il termine di paragone, sarebbe stato con Symbian o con lo stesso Windows in una delle sue forme mobile. Questo è un esempio di rilevanza persa e acquisita, mi pare…

    PS: in tutto ciò rido perchè se Java come linguaggio in sè sta perdendo (o meno) rilevanza, non la perde se si parla del suo uso in Android… :)

    Ciao & grazie di essere passati!

  9. contezero74 scrive:

    @JP: piccola nota.
    Rileggendo il mio commento mi sono accorto che ho perso un “che”: la frase “Io non posso concordare con te per le tue valutazione” avrebbe dovuto essere:
    “Io non posso CHE concordare con te per le tue valutazione”

  10. jp scrive:

    @Contezero: LOL, in effetti il senso della frase risulta capovolto… ^^

  11. NeXuS scrive:

    Post interessante, come al solito, ma io mi confronterei sul la questione di “cosa signifcica rilevante/attuale”. E soprattutto “per chi qualcosa e’ rilevante”.

    Esempio: Google Wave e’ stato rilevante?
    - Caso A: Utente medio. L’utente medio manco sapeva di Wave.
    - Caso B: Utente avanzato/geek/tecnico. Rilevanza parziale, principalmente nella forma di interesse verso la novita’ tecnologica e/o ambiti di utilizzo ristretti (vedi gioco di ruolo “live” online).
    - Caso C: Google. Wave e’ stato molto rilevante. Tanto importante che, dopo il suo “fallimento”, e’ stato incorporato in Google Docs, nella forma di editign collaborativo (e spacca di brutto).

  12. jp scrive:

    @NeXuS: beh, ovviamente la rilevanza dipende dal punto di vista e quella di “default” è la massa degli individui medi. Wave ha avuto una certa rilevanza perfino sui non-geek: lo dimostrano le persone che pur non sapendo nemmeno cosa fosse, volevano un invito…:D

  13. Stefano scrive:

    JP su quest’ultima affermazione non mi trovi d’accordo.

    Gran parte delle persone a caccia dell’invito a Wave lo facevano a causa dell’hype, tanto che non sapevano nemmeno di che prodotto si stesse parlando.

    Per me ‘rilevanza’ è qualcosa di un pelo più concreto, che arriva dopo l’hype.

  14. jp scrive:

    @Stefano: ehm, mi pare di aver scritto la stessa cosa considerando che i non-geek sono moooolto di più dei geek (e per me un geek non informato è un ossimoro)… ^^’

  15. Stefano scrive:

    Ok, in tal caso siamo d’accordo :)

  16. jp scrive:

    @Stefano: ok, affare fatto allora. :D

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