I propri “gold standard”…

Ricordo benissimo quando anni or sono lessi questa frase di John Carmack:

Nvidia’s OpenGL drivers are my ‘gold standard’, and it has been quite a while since I have had to report a problem to them, and even their brand new extensions work as documented the first time I try them. When I have a problem on an Nvidia, I assume that it is my fault. With anyone else’s drivers, I assume it is their fault.

Ricordo che quello che mi colpì e che mi continua a colpire sono quelle tre paroline magiche – “my gold standard” – e ciò che implicano, ovvero fiducia estrema in qualcosa. O, in altri termini, ritenere di avere delle basi certe su cui costruire altro, dei solidi paletti per la propria tenda-lavoro.

Ed i paletti servono eccome!

Il termine “gold standard” deriva ovviamente dal sistema aureo che Wikipedia definisce così:

Il sistema aureo o gold standard è un sistema monetario nel quale la base monetaria è data da una quantità fissata d’oro.

Da sempre il valore dell’oro è un punto di riferimento centrale nell’economia e quindi non stupisce che il suo “standard” sia divenuto in breve una metafora per descrivere qualunque standard di riferimento. Sempre da Wikipedia:

Uno standard di riferimento o gold standard è l’esame diagnostico più accurato per confermare un determinato dubbio diagnostico, al quale ogni altro esame (e soprattutto ogni altro nuovo esame) deve rapportarsi per avere validità diagnostica.

Sostanzialmente uno standard è aureo quando è il cardine di un qualunque altro sistema di valutazione. E’ la base di quello che viene dopo.

Non si parte mai da zero

Esistono lavori più o meno creativi e più o meno ripetitivi e programmare è certamente un ambito che può risultare estremamente creativo. Ma, esattamente come per qualunque lavoro, non si parte mai da zero ma si deve partire per forza da qualcosa di esistente per poi provare eventualmente a muovere da esso.

Come dire: non esistono lavori totalmente slegati dal contesto, scevri di qualunque riferimento alla realtà.

Parafrasando Newton, un fior fior di “innovatore“:

Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti

I giganti di cui parla Newton sono l’emblema di qualcosa di alto, potente, solido e sicuro. Sono una certezza, una sorta di assioma, di realtà data per incrollabile e da cui muovere in avanti.

Prima le basi!

In questo blog ho spesso parlato di innovare ma è indubbio che per poterlo fare sia necessario prendere confidenza col mondo in cui si sta operando. Prendere abbastanza slancio e questo significa prima di tutto saper individuare i giusti paletti in mezzo al mare dell’informazione.

Qui arriviamo al discorso di Carmack, un guru che non le manda certo a dire, che si espone in prima persona per celebrare qualcosa che funziona, manifestare in pubblico una preferenza dovuta alla sua esperienza diretta. E per farlo significa che ne ha provate di cose…

Esperienza non è solo aver sperimentato tante cose, quanto e sopratutto aver imparato a selezionare le cose migliori e a scartare quelle che non sono utili. Esperienza è stabilire dei propri criteri per operare in modo efficiente, col massimo guadagno.

Un piccolo consiglio ai programmatori alle prime armi…

Sperimentare è fondamentale ma “at the end of the day” è ancora più importante rivedere tutto quello che si è provato, analizzarlo, scartare l’inutile e trarne giovamento dall’intera opera.

In tutto ciò risulta estremamente conveniente ed utile selezionare quegli strumenti validi (sia teorici che pratici) che si possono riusare (non solo il codice, ma anche le idee!), possano ciò essere impiegati nuovamente e con profitto.

Mettendo insieme queste certezze, scegliendo attentamente questi “gold standard” personali, si ottiene una propria piattaforma standard, un nucleo di “cose” che rappresentano il punto di partenza per nuove imprese.

Ovviamente questa piattaforma deve evolvere nel tempo ossia la si deve mantenere aggiornata.

E non si deve fissarsi solamente su quella e disprezzare/rifiutare il resto come spesso mi è capitato di vedere: un conto è non mollare la strada vecchia per la nuova, un conto è non ammettere di poterlo fare per pura pigrizia o per paura di prendersi qualche rischio (ben calcaolato, ovviamente).

Che ne pensate?

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