Imparare da tutti gli errori, anche quelli altrui…

Ogni tanto mi metto a rileggere “Alla ricerca della stupidità: 20 anni di disastri hi-tech” (seconda edizione) ed ogni volta ritrovo qualcosa di interessante su cui riflettere. Riformulo: è estremamente curioso il fatto che aprendo quel libro trovi sempre qualcosa che si applichi pari pari a qualcosa che mi è appena successo o che ho appena visto accadere intorno a me.

Probabilmente è il mio subconscio che tende a collegare un fatto a qualcosa contenuto in un libro e poi mi spinge a rileggerlo, però questo non toglie che sia gli effetti siano piacevoli. Esattamente come quando si studia qualcosa e col tempo, senza un refresh continuo, lo si disimpara: tuttavia, se un domani servisse recuperarne la conoscenza, si saprebbe già dove cercare e magari ci si ricorderebbe già qualcosa, senza dover ripartire da zero.

Nella fattispecie, la parte che mi ha nuovamente colpito è contenuta nella prefazione e si riferisce al senno, alla lezione che si può trarre dal passato, soprattutto per quanto riguarda gli errori.

Lo sbaglio ha un colpevole ma tutti possono imparare da esso!

Prima di tutto, il trafiletto-chiave:

Now, in all fairness, some businesses insist on using hindsight to study past failures: the airline industry is a good example of this. After a crash or major flight faux pas, NTSB investigations do not normally follow these lines:

NTSB investigator: “Uh, captain, I note you’ve just flown your airplane straight into that mountain and killed all your passengers.”

Airplane captain: “By Jove, with the benefit of 20/20 hindsight, we can all see you’re right! But, you know, I just had to experience catastrophic aerial failure for myself to truly comprehend it. Having lived through the disaster, I’ve absorbed on a deeply personal level just how bad crashing my plane and killing all my passengers can be and will in the future understand intuitively why it’s an experience to be avoided in the first place!”

Instead, after a crash or serious operating mistake by a flight crew, the circumstances are analyzed, broken into their constituent parts, and then programmed into a flight simulator, which can be thought of as an electronic box stuffed full of hindsight.

After this, flight crews from all over the world are periodically summoned to attend simulator classes so they can directly learn from all this hindsight until their instructors are satisfied they are unlikely to repeat another’s mistake.

Come si può intuire è un trafiletto ironico ma che contiene un aspetto importante, che spesso io stesso trascuro: non ci si si deve limitare ad imparare dai propri sbagli ma anche da quelli altrui. Nel caso dell’opera citata si parla di “hindsight” (letteralmente “senno”) a livello di industria, inteso come ambito di lavoro. Uno sbaglia, tutti si regolano di conseguenza.

Memoria selettiva?

In un certo senso uno sbaglio va vissuto come il tentativo andato a male di qualcuno, come conoscenza pratica non assimilabile solo dall’artefice. Perchè copiare da chi ci sta attorno solo le cose positive e dimenticarsi di imparare anche da quelle negative?

Eppure, noto con rammarico, che già ci si dimentica in fretta e selettivamente dei propri errori (e delle soluzioni!), figuriamoci di quelli altrui. Anzi, peggio ancora, talvolta si sa benissimo che certe azioni comporteranno presumibilmente degli errori, visto il passato, ma … “stavolta sarà diverso, andrà bene“.

E quando parlo di errori non mi riferisco solo a quelli che possono essere facilmente ripetuti sotto forma di nuovi test standard (ad esempio: un controllo addizionale aggiunto una volta e per sempre nei test standard di un’azienda), mi riferisco ad errori anche a più alto livello: progettuali, decisionali, materiali, …

Un esempio canonico è quando ci si ripromette per la millesima volta di non voler più accettare del lavoro in certe condizioni – per non farlo male – salvo poi accettarlo per qualche motivo. Oppure spergiurare di non finire più in ritardo, salvo poi partire già in ritardo. Oppure ancora garantire che qualcosa è temporaneo sapendo benissimo che ci sono buone chance che diventi definitivo. O anche assicurare di non comportarci “come quella persona là“, salvo poi dimenticarci in fretta di quanto appena detto. Eccetera, eccetera.

Chissà perchè gli sbagli altrui sono anche peggio: ce li ricordiamo benissimo, soprattutto quando dobbiamo usarli come scusa per giustificarci oppure per lanciare qualche frecciatina a terzi, salvo poi ripeterli pari pari noi stessi, pur sapendo a cosa andiamo incontro. Perchè è indubbio che imparare dagli sbagli è un fatto nobile, ma abbassarci ad imparare da quelli altrui sembra non lo sia altrettanto.

Arroganza, supponenza, orgoglio, complesso di superiorità, invidia, … tutti aspetti che ci impediscono di analizzare anche gli sbagli altrui per imparare da essi. Sembra troppo comodo scegliere la seconda strada, quella giusta, dopo che quello prima di noi ha scelto quella sbagliata, concedendoci quindi un calcio di rigore a porta vuota. E invece no, spesso, per sentirci belli scegliamo di compiere di nuovo gli stessi errori compiuti da qualcun altro, perchè “tanto a noi non capiterà“. Noi, dopotutto, siamo migliori. Giusto?

Sbagliato. Sbagliato. Sbagliato!

Errare è umano, perseverare diabolico. Imparare da un errore, chiunque sia il colpevole, sublime.

Che ne pensate?

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7 thoughts on “Imparare da tutti gli errori, anche quelli altrui…

  1. Joel scrive:

    Che hai ragione, sarebbe bello riuscire ad imparare dagli errori altrui (oltre che dai propri) ma spesso c’è un certo gap fra quello che si sa e quello che si dovrebbe sapere.

    L’unica è imparare il più possibile :-D

    N.N Ho messo quel libro nella mia whislist, ti fatturerò la spesa imprevista :P

  2. [...] This post was mentioned on Twitter by Mirko Caserta. Mirko Caserta said: RT @gpghilardi: Imparare da tutti gli errori, anche quelli altrui…: http://wp.me/p9z1q-2qp [...]

  3. jp scrive:

    @Joel: in effetti è vero che per imparare bisogna conoscere bene ed è indubbio che “gli altri” faranno di tutto per minimizzare e celare i dettagli dei fallimenti e degli errori. Però non sempre serve conoscere proprio tutti i dettagli, quanto un’idea anche solo spannometrica delle cause, del contesto e delle opzioni delle decisioni fatte che poi sono state prese.

    PS: quel libro è oro. Ti farai anche un sacco di risate…

  4. roberto scrive:

    lasciamo perdere… mi ci trovo proprio ora in mezzo… “la prossima volta compriamo tutto prima di inziare il progetto e predisponiamo tutto in modo che si puo’ testare ecc. ecc.”
    ————
    “vabbe’ usiamo questo materiale che abbiamo gia’ in casa e poi ordiniamo poi il resto; *in via di massima* dovrebbe essere compatibile”
    ————————
    “caspita quindi stai dicendo che abbiamo dei problemi di compatibilita’ col materiale vecchio? vabbe’ meno male ce ne siamo accorti prima del collaudo, ordiniamo subito altro materiale nuovo per sostituire quello gia’ installato,a quel punto *non dovremmo* avere problemi”
    ——————
    e segue….

  5. jp scrive:

    @roberto: si dice che la via che conduce all’inferno sia lastricata di buone intenzioni, no?

    Ciao & grazie di essere passato!

  6. Stefano scrive:

    Condivido. Mi viene subito in mente la pratica della stesura del ‘project postmortem’ che fornisce spesso utili indicazioni sugli ‘errori da non ripetere’ (quando viene condiviso, ovviamente).

  7. jp scrive:

    @Stefano: redigere un “postmortem” è cosa buona, ma sfortunatamente richiede tempo e volontà. Certo, è più facile ricordarsi degli errori del passato dopo averli messi nero su bianco…

    Ciao & grazie di essere passato! ^^

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