Mi ero ripromesso di rispondere allo stupendo post dell’amico Contezero, Future Fantastic, direttamente lì, con un commento, ma stava crescendo troppo, così ho ripiegato a mia volta sullo scrivere un post.
Il fulcro della discussione parte da Asimov e da un suo saggio su umanità ed informazione:
Asimov in questo saggio è ottimista, crede che una cultura ed una informazione largamente distribuita e facile da reperire porterà l’uomo ad un nuovo rinascimento, dove alleviato dai lavori pesanti dai Robot potrà dedicarsi maggiormente alla cultura e al condividerla con gli altri.
Asimov e il mare dell’informazione
E ancora, sempre dal post di Contezero:
Il passaggio cardine di Asimov in questo saggio (per quanto mi riguarda) è che il miglioramento della tecnologia avrebbe portato ad una più facile ed immediata fruizione dell’informazione e che questo, come un effetto valanga, avrebbe permesso di istruire in modo più completo ed equilibrato le nuove generazioni. La sua idea era che un’informazione globale avrebbe permesso a chiunque di accedervi e quindi di reperire/studiare/imparare quelle conoscenze che ai suoi tempi riteneva destinate solo ad una minoranza. Certamente Asimov ha avuto ragione quando diceva che nel futuro dell’umanità l’informazione sarebbe diventata alla portata di tutti: Internet, soprattutto da quando è “nato” il Web 2.0,
E’ indubbio che quanto a informazione siamo sommersi – viviamo nell’Età dell’Informazione o anche Età di Internet – ed una buona fetta della popolazione mondiale, gode dell’opportunità di essere informata e di poter crescere culturalmente. Certo, non abbiamo ancora sconfitto la Fame nè la Povertà e, seppur con un’importanza minore rispetto alle prime due, emerge anche lo spettro del digital divide: nella nostra società significa essere materialmente tagliati fuori da ogni decisione che conta. O non poter essere ascoltati, che poi è la stessa cosa.
Possibilità Vs Concretizzazione
Contezero prosegue con un passo interessante ma a mio modo di vedere incompleto:
Forse l’errore di Asimov è stato nel non prevedere che questo aumento della capacità di condivisione dell’informazione e della cultura sarebbe stato esponenziale e (soprattutto) senza mantenere un livello minimo di qualità garantita: nel marasma di questa informazione globale c’è spazio sia per esempi di altissima qualità (come le videolezioni online del MIT) che di infima.
Leggendola così suona corretta: Asimov non poteva prevedere (o forse sì?) che in un tempo così relativamente breve tutto sarebbe stato stravolto, sarebbero cambiate in modo significativo le abitudine di comunicazione di noi umani. Dal conoscere poche persone siamo arrivati alla possibilità concreta, lingua permettendo, di conoscere il mondo intero e tutto questo senza nemmeno spostarci.
Chiunque può costruirsi una cultura, perfino di buon livello, navigando sulla Rete (un po’ come una volta quando si diceva che si conosceva qualcosa per averlo visto in televisione con la differenza che la televisione ha un numero ampio e limitato di canali a differenza della Rete) ma il cammino fra possibilità e concretizzazione è sbarrato dalla volontà individuale: chi non è interessato, semplicemente continuerà ad ignorare la cosa.
Contezero ha citato il MIT e le sue dispense, un ottimo esempio di materiale di eccellente fattura. Ormai sono svariati anni che questa ed altre università distribuiscono il materiale e sono ragionevolmente certo che abbiano anche successo in questa iniziativa. Ma chi è interessato a ciò? Parliamo di materiale specialistico che può interessare chi è già interessato all’argomento e vuole approfondire. Oppure vorrebbe esserlo ma non può per motivi economici. Sostanzialmente parliamo di un tipo di informazione che per sua natura ha un pubblico ristretto e, tramite questo tipo di distribuzione, si spera di allargarlo. E’ anche un buon modo di farsi pubblicità, perchè no.
Non è colpa della Rete!
Il problema della Rete è che è un mezzo per comunicare, un mezzo “insolito” perchè tutto quello che circola lì sopra ha un pubblico potenzialmente mondiale (e tante, troppe persone non se ne rendono conto se non in presenza di conseguenze negative).
E le sciocchezze, così come pure le cose importanti, che una volta circolavano in un contesto limitato, ora questo limite non l’hanno più. Sulla Rete ci finisce di tutto e molto spesso sono più dati grezzi che informazioni vere e proprie: può davvero interessare a qualcuno che non sia il mio medico se, quando e quante volte sono andato in bagno in un giorno?
La Rete è questo: comunicare qualcosa, qualunque cosa, col megafono. Stop.
Illudersi che la Rete rappresenti un modo per elevare la condizione umana attraverso un miglioramento della qualità delle informazioni non solo è pure follia, ma è anche tirannia: l’informazione, qualunque essa sia, ha diritto e vuole essere libera, perfino quando non è affatto significativa.
Di conseguenza la Rete è ottima informazione attorniata da uno spaventoso rumore di fondo o anche molta informazione di bassa e dubbia qualità intervallata da qualcosa di buono.
In realtà Asimov si è spinto a pensare oltre…
Asimov era ottimista sull’uso della tecnologia, sul fatto cioè che l’uomo avrebbe potuto comunicare e avrebbe avuto accesso ad un’immensa mole di informazioni importanti. La riprova è Gaia/Galaxia che si ritrova nei suoi ultimi libri, un pianeta (e poi una galassia intera) in cui le informazioni globali sono a disposizione di tutti e che vengono conservate nelle rocce, una forma di mantenimento delle informazioni vitali di ogni entità esistente ed esistita. Perchè nella sua visione Gaia/Galaxia non è solo il pianeta/galassia ma l’insieme di ogni parte di essa, un tuttuno in cui ogni cosa partecipa del tutto.
Questa visione può benissimo adattarsi, in modo ovviamente pragmatico e contestualizzato, a quello che rappresenta Internet per noi. Una volta che qualcosa finisce lì sopra è disposizione di tutti ed è virtualmente eterno perchè, nel caso si voglia rimuoverlo, non si può avere la ragionevole certezza che qualcuno non ne abbia fatto una copia da qualche parte.
Risibile in questo contesto una proposta di legge italiana di qualche tempo fa che voleva garantire ai condannati per qualche reato il “diritto all’oblio” sulla Rete e su tutti gli altri media una volta che la pena fosse stata estinta.
Possiamo legittimamente osservare che se qualcosa non c’è mai stato sulla Rete, in pratica non esiste.
Che ne pensate?
Credo che neanche ciò che è sulla rete sia eterno. Cambi il computer, cambi l’hard disk e per forza di cose non puoi travasare tutto, qualcosa resta indietro.
Masterizzi sul cd, sul dvd, una volta si registrava sul vhs, ma tra pochi anni anche quei pochi registratori vhs che qualcunoancora conserva finiranno trs i rifiuti, e le vhs diverranno illeggibili…neanche la memoria è eterna, c’è gente che dice che l’olocausto non sia mai avvenuto e altra gente che ci crede. Basta una guerra, una dittatura e bloccano internet. L’oblio lo garantisce il tempo. neanche un blog self hosted è per sempre
Asimov: No, posso sbagliarmi ma personalmente non credo che asimov si riferisse propriamente al web come causa del miglioramento di una civiltà. Anzi ne Il cronoscopio parlava di scienziati che non sapevano più scrivere relazioni capibili e avevano bisogno di scrittori specializzati, ne La professione parlava di un futuro in cui ogni persona si specializzava in una professione e non sapeva fare altro o apprendere altro…. altro che istruzione completa.
@recenso: beh, il tempo copre tutto, è indubbio. Parlando però di un periodo di 50-100 anni, è possibile recuperare tante cose. Poi ovviamente, nello spazio di più generazioni che si succedono, tutto cade nel dimenticatoio.
Quanto a Asimov, anche qui, dipende sempre dal libro. Ci sono libri in cui si parla di distruzione della conoscenza a seguito di una diaspora dell’umanità su più pianeti, fino a Galaxia che invece è l’emblema della conoscenza globale ed eterna.
Ciau e grazie di essere passata! ^^