Fissato col FOSS?

Da un po’ di tempo ho notato un fatto: se dici di apprezzare il FOSS, rischi di passare automaticamente per un fissato, un invasato di questo mondo e vieni bollato pubblicamente come tale. Di conseguenza, ogni volta che si parla di confronti fra software, la tua opinione tende sistematicamente a passare come biased, ossia mossa da pregiudizi e quindi non veritiera o non del tutto accettabile.

Non ho a difficoltà ad ammettere di esserlo stato, ma questo avveniva un decennio fa, all’epoca delle guerre di religione fra Linux e Windows per capirci.

Ho ancora dei rimasugli che saltano fuori di tanto in tanto, ma i tempi sono davvero cambiati, anche per me: non si tratta più di gusti ed il mio giudizio critico abbraccia in modo democratico tutto il software.

Permettetemi di analizzare alcuni punti su cui tengo molto e, nel contempo, a dare qualche dritta agli studenti e/o sviluppatori alle prime armi.

Il FOSS è un’opportunità per imparare

Se rifletto su quanto il mondo FOSS abbia influito su di me, è innegabile che abbia rivestito e rivesta tuttora un ruolo fondamentale nel mio “essere informatico“, nella mia formazione professionale.

Vorrei tralasciare per un attimo le infinite diatribe sulle licenze e concentrarmi solo sull’aspetto pratico del poter disporre di tanto software e a titolo gratuito. Ciò significa, per un giovincello che sta imparando come lo ero io, poter sperimentare, avendo delle alternative valide a programmi commerciali.

Per inciso, non criminalizzo il mondo del software proprietario: libertà non è solo quella dell’utente, che può o non può accedere a del software a meno di pagarlo, ma è anche quella dello sviluppatore che, altrettanto libero, può decidere di volere un equo rimborso per le sue fatiche, anche solo per sfamarsi: date a Cesare quello che è di Cesare.

Dal mio lato, la possibilità di vedere il codice – un fatto che alla maggioranza degli utenti non importa proprio nonostante sia sbandierato qui e là come fondamentale (e forse è giusto che sia così) – per uno studente significa poterci mettere le mani sopra, se vuole. Se non vuole, può comunque usarlo come tutti gli altri utenti.

Inoltre, limite o caratteristica del mondo FOSS, è che le alternative per un dato compito non mancano praticamente mai, spesso superando nel numero le controparti commerciali, tanto in ampiezza (numero grezzo di opzioni), che in profondità (differenze strutturali e feature implementate).

E’ bello studiare ed imparare un concetto, con le sue varianti e sapere che da qualche parte “ci sarà di sicuro qualche pazzo che avrà già creato una qualche implementazione FOSS“. E, trovatola, ispezionarla, modificarla e, magari, restituire la cortesia pubblicando il codice.

Arriviamo quindi al punto: il FOSS per uno sviluppatore non è un nemico, ma un’importante opportunità per imparare direttamente sul campo. E non solo.

A suo tempo, partecipando al progetto openMosix vidi ed imparai sul campo concetti importanti come l’utilità pratica di un “cluster HPC” o della “distributed shared memory“, qualcosa che si legge sui libri all’Università e poi si dimentica in fretta, pensando si tratti di qualcosa che non si vedrà mai dal vivo, qualcosa di fantascientifico.

Analogamente il progetto mi ha permesso di uscire dal mio guscio, comunicare cioè con altri tecnici su faccende tecniche di un certo livello fino ad essere invitato a parlare al CINECA (Italia) a 22 anni e al FOSDEM (Belgio) a 24.

E non ho scritto una sola riga di codice a livello kernel, ma solo un piccolo programma di amministrazione oltre a partecipare attivamente per un po’ nelle mailing list del progetto!

Il progetto poi è naufragato per motivi interni, ma dal parteciparvi ho guadagnato tanto e non rimpiango affatto la mia esperienza.

E’ stato il mondo FOSS a permettermi tutto ciò: non devo forse essere grato a chi mi ha dato questa opportunità? Certo, probabilmente si può seguire un percorso analogo passando dal lato del software commerciale/proprietario, ma significa anche rischiare di legarsi in qualche modo all’azienda-sponsor. Non che sia necessariamente un male, soprattutto di questi tempi.

Curiosamente ora come ora partecipare a qualche progetto FOSS è considerato come una valida voce nel proprio portfolio: le aziende generalmente non considerano i “progettini” universitari o scolastici come esperienza concreta ma l’eventuale partecipazione attiva a qualche progetto FOSS sì.

Lo dico agli studenti e/o sviluppatori alle prime armi: non dimenticatelo se vi serve qualcosa per imparare davvero e magari rimpolpare il vostro curriculum!

Dove finisce la passione ed inizia la fissazione

Ad un certo punto della mia “vita informatica“, infervorato da quanto appreso ho cominciato a sviluppare una specie di fissazione nel mondo FOSS, sopratutto verso il software libero (licenza GPL per capirci).

E questo è un bene da un certo punto di vista ed un male dall’altro. E’ un bene perchè penso di aver compreso cosa intenda Stallman quando parla di libertà e cosa significhi concretamente, ma dall’altro ho rischiato di farne un’ossessione.

Libertà è poter scegliere innanzitutto e, se seguiamo fedelmente lo spirito della GPL, tutto ciò che non è compatibile con essa è sostanzialmente un “peccato“. Concretamente significa essere liberi di fare col software tutto quello che si vuole ma escludendo a priori ciò che non lo è significa diventare dipendenti da un solo fornitore che applica un solo tipo di licenza, per quanto libera sulla carta. Curioso come fatto, non trovate?

Fissazione è rifiutarsi di usare un tipo di software per ragioni ideologiche. Fondamentalismo è scegliere di non completare un lavoro perchè non c’è software “ideologicamente accettabile” per svolgerlo.

Fortunatamente mi sono fermato prima di arrivare a questo livello di fissazione, ma se vi guardate in giro troverete persone – diciamo una minoranza per dover di cronaca – che su questo punto invece non transigono: o FOSS o niente!

Il discorso non vale ovviamente solo per il mondo FOSS: ho conosciuto persone refrattarie a questo mondo perchè per loro chi segue questi progetti fa solo “concorrenza sleale ai buoni produttori che fanno giustamente pagare il loro lavoro“. La solita triste manfrina-diatriba fra pseudo-capitalisti (software proprietario) contro pseudo-comunisti (Stallman & Co.)…

Col senno di poi mi rendo conto che a tutti piacerebbe un mondo in cui non esistono limitazioni, tantomeno sul software, ma sfortunatamente quel mondo non esiste nè io mi sento di criticare qualcuno solo perchè non ha le mie stesse convinzioni sul software libero. Libertà è anche accettare che qualcun altro sia libero di scegliere, non solo io.

Detto questo, quando posso, tendo a preferire il mondo FOSS. Da una questione ideologica sono passato ad una meramente pratica (costi di licenza nulli, possibilità di modifica, …) o, se vogliamo, di gusti personali, per definizione soggettivi. Questo non toglie che usi anche tanto software proprietario/commerciale per lavoro e non mi sento colpevole per questo.

Una sana critica, universale e democratica

Mi sono accorto di essere “rinsavito” dall’infervoramento nel momento in cui mi sono imposto di valutare il software dal punto di vista della qualità, ossia dal mio lato sviluppatore e da quello utente. Non mi interessa sapere quale software fra proprietario e FOSS abbia il minor numero di bug per riga di codice o altre amenità del genere. Non voglio nemmeno ricondurre il confronto sul piano ideologico.

A me interessa valutare il software sulla base della soddisfazione che mi dà. Come sviluppatore significa valutare quanta fatica ci metto ad utilizzarlo (documentazione inclusa), quali caratteristiche mi fornisce e quanto è efficiente. Da utente valuto il numero di problemi che mi dà rispetto a quelli che dovrebbe risolvere.

Sulla base di questi criteri comparo il software e traggo le mie conclusioni. Al limite poi applico un discorso di gusto e convenienza, ma solo dopo aver stimato il resto: che me ne faccio di un programma gratuito se non lo posso usare?

Detto questo, mi piacerebbe ricostruire la mia immagine con certe persone, cioè far capir loro che non sono un fissato e che dietro le mie parole non c’è solo un discorso soggettivo, ma – spero – molto di più. Ad esempio la mia piccola esperienza che ho accumulato nel tempo.

Che ne pensate?

5 thoughts on “Fissato col FOSS?

  1. Stefano scrive:

    Post eccellente !

    Concordo con quello che dici. Per motivi ‘storici’ il mio percorso è stato diverso, ma sostanzialmente sono dell’opinione che l’approccio al software debba essere pragmatico prima che ideologico.

  2. JustB scrive:

    Il motivo per cui non ho mai partecipato a LUG o altri “gruppi di hacking” è stato fondamentalmente questo: io per mia natura non sono schierato, mi piace valutare la situazione e decidere lo strumento migliore per perseguire l’obiettivo che deve essere raggiunto.
    Invece, di solito chi fa parte di questi gruppi non è aperto a questo tipo di dialogo e nel far questo, automaticamente, si limitano. E secondo me, questo non è un comportamento professionale.
    Bella riflessione ;)

  3. jp scrive:

    @Stefano: esattamente. Più che altro non capisco le persone che se la prendono perchè, secondo loro, l’utente medio non ha la “giusta sensibilità” per capire che c’è in gioco la loro libertà. Alla fine un utente è un utente e certi discorsi non attaccano. Per dire: freeware e software libero nella testa di un utente medio significano solo “gratis”, la licenza passa assolutamente in secondo piano…

    @JustB: behm, diciamo che come al solito il discorso è sul singolo. Ad esempio, frequentando certe persone dei LUG ho imparato molte cose utili: non tutti erano e sono estremisti del software libero. Sull’a-professionalità dei fissati, qualunque sia loro fissazione, invece concordo in pieno.

    Ciao & grazie per essere passati! ^^

  4. Stefano scrive:

    @jp Chi dice che l’utente non ha la ‘giusta sensibilità’ sta solo cercando un modo delicato per dire che l’utente ‘non capisce niente’ a seguire una strada rispetto ad un’altra. Che poi è una mancanza di rispetto nei confronti degli utenti consapevoli.

    La mia battuta tipica quando mi si chiede perché non sono d’accordo con Stallman è che “secondo Stallman ognuno deve essere libero di pensarla come lui”.

    Ovviamente è solo una battuta molto superficiale, ma che rispecchia quello in cui credo, e cioè che la scelta deve essere permessa sempre, e che non è assolutamente vero che chi sceglie una ‘filosofia’ rispetto ad un’altra sbagli.

    L’importante è seguire correttamente le ‘regole del gioco’ (ovvero: il software commerciale va pagato ove richiesto e le licenze open source vanno rispettate).

  5. jp scrive:

    @Stefano: vero! Vero il discorso sul come certa gente vede/tratta i clienti. Vero il discorso sulla libertà (che fa molto “siamo tutti liberi ma qualcuno si sente più libero di tutti”). Vero anche il rispetto delle regole, qualunque esse siano.

    Ciao & grazie di essere passato nuovamente! ^^

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