Estendere l’uso della propria arte…

Qualche giorno fa, su segnalazione via Twitter dell’amico JustB, ho letto un post sul sito Your Inpiration Web di cui è collaboratore.

In questo breve ma interessante articolo, l’autore, Nando Pappalardo, affronta e dà il suo parere sull’annoso tema del “Ma si guadagna facendo i web designer?“.

Ho deciso di rispondere e nel commento ho buttato lì questa frase:

“Domanda provocatoria per i web-designer: avete preso in considerazione che non esistono solo i siti, di qualunque genere essi siano?

Ormai ci sono molte applicazioni (perfino in ambito embedded!) che hanno le fattezze e richiedono la stessa perizia estetica di certi siti pur non c’entrando nulla con i siti-web canonici.

È un mercato probabilmente di nicchia (neanche più di tanto) ma potrebbe valerne la pena rispetto a quello sovrappopolato dei siti web.”

Vorrei riprendere e precisare meglio questo punto, partendo proprio dal mondo dello sviluppo web.

Un lamento che viene da lontano

Con rispetto al pubblico primario del sito YIW, è bene precisare che non sono un web designer anche se, avendo lavorato come web developer, ho avuto modo di collaborare con alcuni di essi.

Quello è stato il mio lavoro nei primi anni 2000 e finchè è durata, diversi anni buoni, mi sono anche divertito un bel po’.

Già allora, tuttavia, c’era il chiaro sentore che “il mercato dei siti web” stesse andando verso una precisa direzione: era ed è un settore con un numero costantemente crescente di attori in gioco ed è naturale che ci sia una grande competizione fra le parti, fatta anche a colpi di ribassi assurdi nei prezzi dei diversi servizi offerti.

A tutto ciò, lo dico schiettamente, contribuisce in parte la clientela-media, generalmente ignorante (nel senso neutro di “ignorare”, beninteso: non è il loro lavoro!) di quanto possa essere complicato progettare un bel sito e, di conseguenza, valutarne i costi.

Non credo però che la colpa sia solo dei clienti, i “cattivoni” di turno nonchè causa scatenante di infinite lamentele: il mercato, nel corso del tempo, è stato via via portato a credere che realizzare un sito sia sempre più un gioco da ragazzi.

A questo modo di pensare comune hanno di certo contribuito quegli strumenti e servizi che propagandano il mito del “sito fai-da-te” o “a portata di pochi click“, nonchè un’enorme massa di persone che si sono nel frattempo buttate un po’ a casaccio nel mercato, “rovinandolo ai professionisti seri” (altra fase fatta, per altro decisamente opinabile: le web agency ed i “pro” affermati non mi pare che se la passino poi così tanto male, nonostante tutto).

Aggiungiamo nel novero anche formule di vendita discutibili come quella del “tot pagine, tot soldi” che, pur risultando comode da spiegare al cliente, rischiano di banalizzare ai suoi occhi l’intera fase di progettazione, come se tutte le pagine fossero tutte uguali o perfino mediamente facili da realizzare.

Mentre dovrebbe essere chiaro e risaputo che ogni parte di un qualcosa ha un suo differente prezzo e che, da ultimo, la qualità si paga: un sito è concettualmente più simile ad un abito di sartoria, esemplare unico e tagliato su misura per l’acquirente, che non ad una maglietta, creata in serie da questo o da quel fornitore e senza particolari differenze.

Nella realtà questo fatto oggettivo viene tristemente percepito all’inverso: “il sito” viene visto come un qualunque bene pronto all’uso ed acquistabile, possibilmente scontato, al mercato rionale.

Color Porpora. Generalmente i clienti, per ovvi motivi, notano solamente l’aspetto esteriore del sito (cfr. post) e non considerano o non sanno proprio che esiste anche un “dietro le quinte”, con i relativi tecnici specializzati ed i relativi costi.

Esempio di situazione standard con un “certo” tipo di cliente: trovarsi a dovergli mostrare le funzionalità fin lì implementate e, dopo pochi istanti, intuire che a quello interessano solamente gli aspetti in cui può mettere il becco (“mantenimento del controllo” sul progetto), ossia i dettagli estetici.

In altre parole a quel tipo di cliente non importa minimamente sapere cosa faccia il sito nè verificare se lo fa nel modo corretto, ma solo che piaccia a lui, non al potenziale visitatore (sigh!).

Col tempo ho iniziato a chiamare "Color Porpora" questa sorta di pattern comportamentale umano, dal colore-simbolo della lotta fra me, umile web developer, bramoso di mostrare il funzionamento del sito e di dare un senso al suo lavoro, e quel tipo di cliente, interessato solamente ad “irrorare” tutte le pagine col suo colore preferito (sob!).

Inoltre, come accade in tutti i settori “merceologici”, è prassi incappare nei “clienti-smemorati” (eufemismo), che si ricordano di pagare solo a distanza di mesi – se non anni – e solo dopo miriadi di solleciti.

Benchè si possa continuare a lamentarsi del mercato all’infinito – e sono certo che le cose non miglioreranno troppo -, penso che sia il caso di pensare costruttivamente, cercando altri sfoghi per le proprie capacità, per le proprie conoscenze e per la propria arte.

Riscoprire il proprio lavoro da un altro punto di vista

Lavorando in qualunque settore per un periodo di tempo abbastanza lungo è logico specializzarsi in esso.

Un web designer, ad esempio, quasi certamente avrà elevato la sua arte ma, senza un minimo di intraprendenza, la applicherà sempre e solo allo stesso tipo di obiettivo, ossia nella realizzazione di siti.

È naturale soprattutto se si lavora da dipendenti o come collaboratori di web agency più o meno affermate: è il loro core business, dopotutto.

Quello che però tante valide persone che conosco continuano a non voler capire o ammettere è che là fuori ci sono anche altri usi della loro arte, anche se non immediati od ortodossi.

Osservando ad esempio il mercato del software, anche quello da ufficio, non si può non notare come esso ormai sia progettato con il web in testa oppure – mi ripeto – sia scritto con strumenti sempre più web-oriented.

Penso valga la pena citare, ad esempio, le librerie Qt, che permettono di modificare l’aspetto estetico dei widget via CSS.

“Qt Style Sheets

Qt Style Sheets are a powerful mechanism that allows you to customize the appearance of widgets, in addition to what is already possible by subclassing QStyle. The concepts, terminology, and syntax of Qt Style Sheets are heavily inspired by HTML Cascading Style Sheets (CSS) but adapted to the world of widgets.

Per non parlare dell’intero framework chiamato Qt Quick. Da Wikipedia:

Qt Quick is a framework that provides a declarative way of building custom, highly dynamic user interfaces with fluid transitions and effects, which are becoming more and more common especially in mobile devices.

Qt Declarative is a runtime interpreter that reads the Qt declarative user interface definition, QML data, and displays the UI that it describes. The QML syntax allows using JavaScript to provide the logic, and it is often used for this purpose. It is not the only way, however: logic can be written with native code as well.”

Dove QML viene definito sinteticamente come:

QML – CSS & JavaScript like language, same code base for UI designers & developers

Probabilmente qualcuno obietterà immediatamente che, viste le recenti news riguardanti Nokia e Microsoft, il futuro delle Qt sia incerto, ma il mio è solo un esempio: controllate tutti i principali vendor di tecnologia e scoprirete che già ora hanno qualcosa di simile o lo rilasceranno a breve.

Se ora i web designer in ascolto – intendo quelli che non ci hanno mai pensato, ovviamente – non intravedono un potenziale nuovo mercato per loro, non so come altro incoraggiarli.

Invece di lamentarsi del loro sito svenduto, per quanto giusto e corretto possa essere, potrebbero verificare se c’è qualche possibilità che esuli dal “fare siti“.

Il discorso, ovviamente, va ben oltre il web design, ma è estendibile a qualunque tipo di lavoro.

Un esempio personale

Ormai la presenza dei computer è ubiqua. Virtualmente non c’è azienda che possa prescindere dal loro uso e, di conseguenza, i servigi di chi li sa usare sono generalmente apprezzati.

Eppure, di tutti i posti in cui ho lavorato (es: web agency, software house e società di formazione), mai avrei pensato pensato di ritrovarmi a lavorare per un’azienda il cui core business è l’elettronica, non il software in senso stretto.

Curioso come fatto, visto che in tutta sincerità l’elettronica non è il mio campo per cui non avrei mai potuto pensare di poter sperimentare tante e tali tecnologie informatiche in un’azienda la cui ragion d’essere è un’altra rispetto ai miei interessi ed ai miei studi.

Per giunta, quanto riuso in questo contesto delle conoscenze acquisite quando facevo il web developer? Praticamente il 100%, nonostante svolga un lavoro ben diverso: HTML, XML, JavaScript, CSS, … tutte “cose” che ormai si trovano ovunque e sono pressochè indispensabili per qualunque programmatore.

Sono ancora un web developer in fondo in fondo? Sì, lo sono. Anzi, non ho mai smesso di esserlo e probabilmente ho anche imparato qualche trucchetto in più da quando lo facevo per sbarcare il lunario anni or sono.

Per questo sono arciconvinto che un web designer possa fare al caso di più aziende e in più settori. Ammesso ovviamente che egli/ella accetti di sperimentare la sua arte da qualche altra parte, anche in contesti lavorativi apparentemente insoliti o strani rispetto a quelli abituali. Ovviamente serve anche una certa dose di fortuna oltre alla capacità di cogliere l’eventuale occasione che si presenta al momento propizio.

Nel mio caso, il risultato è stato un nuovo ampliamento del numero di domini in cui posso operare e, nel caso specifico, ho imparato per inerzia qualcosa di elettronica oltre a quella, basilare, che ho studiato in Università. Per cui, è giusto dirlo, sono molto grato a chi di dovere per avermi offerto una tale opportunità.

Vedo in tutto questo un’ottima strategia per non restare inchiodati solamente ad un mercato (diversificazione per sotto-rami), ma crearsi delle possibilità di crescita e di scelta in più di uno.

Morale della fiaba per web-designer: se pensate di saper creare solo dei siti (o vi accontentate), probabilmente è vero. Sapete davvero solo fare quello.

Che ne pensate?

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6 thoughts on “Estendere l’uso della propria arte…

  1. JustB scrive:

    Un bellissimo post, ma io ho una visione più negativa di questo mondo :(

    Secondo me uno dei problemi alla base di questa “poca flessibilità” (chiamiamola così, ma forse sarebbe meglio “poca flessibilità forzata”) è il fatto che come dici tu parecchie persone si sono buttate in questo mestiere attirate dalla bassa barriera d’ingresso.

    Chiunque abbia un minimo di senso estetico e qualche settimana libera può imparare ad usare Photoshop, il minimo HTML, CSS e PHP necessari a mettere su un accrocchio cliccabile da chiamare sito.
    E l’ignoranza (neutra) dei clienti supporta queste persone, che però poi divengono vittime di se stesse, in quanto loro vorrebbero essere pagate come i professionisti (che ricevono fior di quattrini per un sito) ma non sanno perché, dato che gli mancano tutte le basi di usabilità, progettazione, di arte, ecc…
    Ma essere un web designer non significa saper portare in codice un layout da un psd. Significa **progettare** quel psd!!

    E questo discorso spiega anche perché molti sedicenti web designer semplicemente non possono cercare altri lavori di nicchia: perché non saprebbero farlo.
    Ora io non sono un web designer, ma so bene che esserlo prevede una formazione non banale (no, non basta saper accostare n rettangoli e colorarli).
    Creare un’interfaccia software allo stesso modo prevede che il progettista sappia quello che sta facendo scegliendo un menu a cascata, piuttosto che ridimensionare quel pulsantino, piuttosto che ( e potrei andare avanti per ore).

    Quindi secondo me sei nel giusto nel dire che queste persone siano in grado potenzialmente di utilizzare gli stessi strumenti anche in ambiti diversi, ma quello che manca è la formazione teorica che gli consenta di farlo.
    Se smettessero di lamentarsi del cattivo lavoro e studiassero di più (noi siamo fortunatissimi ad avere gli strumenti per farlo) secondo me la situazione migliorerebbe. Chi lo fa (le grandi firme del web design organizzano conferenze, eventi, workshop quasi ogni mese) riesce a imporre i propri prezzi senza tanti problemi.

    Mi sono dilungato un po’ troppo temo :D

  2. jp scrive:

    @JustB: non l’ho precisato esplicitamente ma il “pubblico” per cui ho scritto questo post era principalmente quello di YIW che, se non erro, è composto per lo più da persone che lavorano come professionisti nel settore. O che vogliono diventarlo.

    Secondo me la differenza la fa sempre l’individuo.

    Ho conosciuto almeno un individuo che, volendo cambiare lavoro (e faceva un lavoro massacrante), con l’impegno e la costanza è passato in breve dall’essere un novellino-autodidatta-ma-con-del-talento-latente a professionista-competente-e-lautamente-retribuito. Ma voleva cambiare, voleva migliorare e non accettava limitazioni autoinflitte: si è preso i suoi libri, ha rotto le scatole a chi poteva, eccetera.

    Sono certo che questo tipo di persona accetterebbe al volo l’idea di provare in altri contesti lavorativi perchè, di fatto, questa esperienza di cambiamento l’ha già sperimentata.

    Come hai bene detto, altre persone, quelle che si “reiventano” web-qualcosa per necessità e senza alcuna passione, generalmente tendono a fermarsi dopo il primo salto.

    D’altro canto Nando Pappalardo ha ragione quando dice:

    “Non dobbiamo assolutamente preoccuparci di chi realizza siti sottocosto, non dobbiamo nemmeno considerarli concorrenti, anzi, li definirei i “nostri salvatori”, grazie a loro riusciamo a liberarci della peggiore categoria di clienti cui potremmo imbatterci.

    Nel 99% dei casi il cliente ottiene esattamente ciò per cui ha pagato.”

    Questo implica, come corollario abituale, che il classico cliente che punta al risparmio, alla fine troverà qualcuno che gli creerà il sito, ma con una qualità quasi certamente non eccezionale. Poi, immancabile, scoprirà che quel sito in realtà non gli piace per niente e se lo dovrà far rifare da qualcuno che sappia il fatto suo (sfortunatamente con un budget ridotto stavolta, però…). Così avrà pagato 2 volte quando bastava andare immediatamente da un professionista serio e pagare una singola volta.

    Guardando il tutto da una certa prospettiva, è una forma di “selezione naturale” in cui, sul lungo periodo, resiste economicamente solo chi è davvero capace e sa farsi riconoscere economicamente ed adeguatamente il suo lavoro…

    Ciao & grazie di essere passato (e anche per l’ispirazione, ovviamente)! :)

    PS: nessun problema sulla lunghezza delle risposte, sopratutto su questo blog! :D

  3. LaAlex scrive:

    Poco tempo fa mi è capitato di sentire proprio quello che tu descrivi qui:

    Una conoscente diceva, appunto, di aver pagato 600Euro (no, dico: 600Euro) per un sito fatto con “La mia impresa OnLine”. Si è appoggiata ad uno pseudo Web Master/Web Designer e ora è insoddisfattissima perchè il sito non le piace affatto e ha puro sborsato una bella cifra.
    Lungi da me dal definirmi un Web Designer o Web Master affermato/professionista/super-iper qualificato etc. etc., le mie capacità son limitate, ma di sicuro non vado in giro ad imbrogliare le persone.

  4. jp scrive:

    @LaAlex: di solito chi semina vento poi raccoglie tempesta, nel senso che un cliente insoddisfatto (o che si sente imbrogliato) un modo per rovinarti la reputazione, se si impegna, lo trova. Fra l’altro, da quanto ricordo, una buona fetta della clientela ce la si guadagna – o perde! – col passaparola fra clienti, per cui…

    Ciao & grazie di essere passata! ^^

  5. nando scrive:

    ciao jp, come ti avevo già accennato, questa tua analisi la condivido pienamente in ogni sua parte! sei riuscito a fare una perfetta fotografia di quella che è la situazione attuale del mercato e hai anche fornito una validissima soluzione che ancora in tanti ignorano e/o non riescono a scorgere nemmeno dietro suggerimento.

    condivido pienamente anche l’intervento di just, anche la sua analisi non fa una piega.

    con l’avvento di internet (e la tecnologia in genere) stiamo vivendo un grandissimo cambiamento socio/economico che sta mutando quasi completamente il mondo del lavoro cui eravamo abituati. la nuova rivoluzione “informatica” sta velocemente cambiando le vecchie regole.

    noi ci troviamo ancora in una fase transitoria in cui come dice just:

    “chiunque abbia un minimo di senso estetico e qualche settimana libera può imparare ad usare Photoshop, il minimo HTML, CSS e PHP necessari a mettere su un accrocchio cliccabile da chiamare sito. E l’ignoranza (neutra) dei clienti supporta queste persone.”

    in questa fase transitoria tutto questo può anche starci, ma con il tempo, quando il business di tantissime aziende sarà incentrato perlopiù sul web (o comunque il web ne comprenderà una buona fetta) la situazione muterà. nessuno oserà far sviluppare la piattaforma da cui dipende il proprio business a chiunque abbia un minimo di senso estetico e qualche settimana libera. un professionista a quel punto farà la differenza e non se ne potrà fare a meno.

    p.s. a proposito dell’argomento del tuo articolo, sto organizzando un seminario per web designer freelance, a fine agosto ho lanciato un sondaggio tra tutti gli utenti interessati per testare il loro interesse sugli argomenti che intendo proporre, uno di questi sarà appunto:
    Non solo siti web – Case Study Your Inspiration Web
    Come guadagnare senza dipendere dai clienti e dalla vendita dei siti web? (e l’argomento non sarà di certo adsense o i banner pubblicitari ;)

    p.p.s. complimenti per questo tuo blog, lo trovo davvero ricco di argomenti interessanti.

  6. jp scrive:

    @nando pappalardo: di solito sono ottimista, ma non sono troppo convinto che il mercato maturerà in quel senso. Sono almeno 10+ anni che osservo come sia il mero risparmio economico la chiave di spesa per l’”acquisto dei siti“: quante volte ti sei sentito dire immediatamente “ma quanto spenderò?” da un cliente prima ancora di scambiarsi i convenevoli?

    Sono relativamente poche le aziende che, in mezzo a questa Crisi, si interesseranno per avere e mantenere un’ottima presenza sulla Rete: prima devono sopravvivere! Se consideri che il tessuto economico italiano è composto dalle PMI, spesso di pochissimi lavoratori per ciascuna, puoi immaginare come certi “appalti” per certi siti di qualità non siano una costante. Figuriamoci la manutenzione/assistenza!

    Non l’ho scritto nel post ma lo voglio precisare qui: sono convinto che molte aziende piccole abbiano un sito più per un fattore di “moda” o “per sfizio” prima che come mezzo per rimanere competitivi. In altre parole il sito è tuttora uno strumento non compreso ed estremamente sottostimato per cui, se devi comprare qualcosa su cui non sei troppo convinto, qual’è l’aspetto che ti interessa di più?

    Grazie per essere passato e per l’ispirazione! ^^

    PS: ottima mossa! Curioso di vedere i risultati…
    PPS: grazie! Anche il tuo/vostro è molto interessante.

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