Posted in novembre 2011

Il primo, vero utente della documentazione…

Documentare le cose richiede generalmente una buona quantità di tempo e di fatica: è incredibile quante parole si riescano e si debbano spendere anche per lavori di taglia modesta. Di più: non è raro che lo sforzo di gestire le scartoffie ecceda quello di produrre le cose a cui si riferiscono.

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Sulle architetture a plugin…

Sono sempre stato contrario ai progetti lasciati deliberatamente “troppo aperti“, che nascono cioè per uno scopo preciso – quello che il cliente si aspetta e per cui paga – ma contengono già riferimenti espliciti ad (improbabili) aggiustamenti futuri.

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Un blog come buona scusa per imparare…

InspirationTempo fa, un amico dell’Università – Il Dodo -, tenne a noi del laboratorio Wiener una serie di interessanti seminari sulla teoria delle wavelet. Un giorno, prima di iniziare, volle precisare come il fatto di dover spiegare qualcosa a qualcuno fosse per lui uno stimolo enorme per impararla e bene.

Quando si sente un tipo di affermazione come questa è normale restare perplessi, almeno sulle prime: è come se un maestro ammettesse candidamente alla sua classe di aver letto ed imparato una lezione giusto pochi minuti prima di spiegarla. Scioccante, sincero, sublime.

A tratti è la stessa cosa che capita anche a me quando scrivo un post…

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Sull’effetto demo…

L’effetto demo è l’equivalente informatico di una diretta televisiva interrotta per motivi tecnici.

In termini ironici è la legge di Murphy che si concretizza di colpo, nel momento peggiore. In termini lavorativi può invece significare una strigliata o addirittura il licenziamento in tronco di qualcuno, anche se non ne ha colpe.

Sfortunatamente evitare del tutto questi eventi è al di fuori della portata umana: si può ridurre il rischio di molto, ma non rimuoverlo del tutto.

Con i termini “effetto demo” mi riferisco a quello che gli anglofoni definiscono propriamente “technical difficulties” (problemi tecnici).

La traduzione letterale in inglese, “demo effect” si riferisce infatti a ben altro, ossia alle competizioni fra programmatori appartenenti alla cosiddetta demoscene.

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