Le leggi sulla tecnologia di Kranzberg…

Gironzolando sulla rete mi sono imbattuto in queste sei “leggi” dello storico della tecnologia Melvin Kranzberg:

Kranzberg’s laws of technology

  1. Technology is neither good nor bad; nor is it neutral.
  2. Invention is the mother of necessity.
  3. Technology comes in packages, big and small.
  4. Although technology might be a prime element in many public issues, nontechnical factors take precedence in technology-policy decisions.
  5. All history is relevant, but the history of technology is the most relevant.
  6. Technology is a very human activity – and so is the history of technology.

Sulle prime ho riso, poi ho riflettuto, quindi ho convenuto con il loro autore.

1. “La tecnologia non è buona nè cattiva; ma neppure neutrale”

Interessante come punto di vista: la tecnologia risolve bisogno – reale o creato – e per quanto possa essere apparentemente neutra in sè, gli effetti non lo sono.

Verrebbe da citare Alfred Nobel, inventore della dinamite e ideatore del celeberrimo premio che porta il suo nome: grande invenzione ma che a seconda di come viene impiegata ha avuto e ha effetti positivi o negativi, certamente non neutri.

Curiosamente la storia è fatta di scoperte ed invenzioni nate per scopi militari e poi impiegate successivamente anche per usi civili. Di sicuro ogni invenzione spinge avanti il progresso e non si può più tornare indietro, fare finta cioè che non sia mai esistita.

2. “L’invenzione è la madre della necessità”

Questa frase ad effetto mi piace molto e suona ambigua. Personalmente la interpreto come un “l’invenzione crea il bisogno“, nel senso che molte invenzioni moderne nascono col preciso intento di creare nuovi bisogni e quindi spingere l’acquisto dei frutti derivanti da esse. La necessità intesa quindi in senso consumistico.

In realtà, la storia insegna, l’invenzione spesso appare come scoperta casuale e non voluta di ricerche con altri fini. L’esempio prediletto dagli spammer: il Viagra,

“inizialmente studiato per la cura dell’angina pectoris”

In altri casi l’invenzione è invece la risposta a qualche problema specifico o a qualche “prurito” personale:

“Every good work of software starts by scratching a developer’s personal itch.” (The Cathedral and the Bazaar, E.S. Raymond)

3. “La tecnologia arriva in pacchetti, grandi e piccoli”

Altra frase ad effetto, dai molti significati.

Perchè una tecnologia si diffonda, deve essere possibile innanzitutto imbrigliarla, controllarla, trasformarla in qualcosa di pratico e riproducibile, dosarla, inscatolarla per poterla infine vendere in base a qualche criterio, incluso certamente quello dimensionale.

ENIAC (Wikipedia)Un’altra interpretazione, abbastanza banale, è relativa al fatto che spesso i primi prodotti di una tecnologia che compaiono sul mercato sono relativamente grossi (es: primi cellulari e, volendo, perfino l’ENIAC!) e man mano vengono miniaturizzati, arrivando a stare quindi in pacchetti molto piccoli e maneggevoli.

Infine, come non citare i pacchetti intesi come unità di trasporto di informazioni, quindi le moderne reti di telecomunicazioni di cui Internet è certamente l’emblema.

Chissà quante altre interpretazioni sono possibili partendo da questa frase…

4. “Anche se la tecnologia potrebbe essere un elemento primario in molte discussioni pubbliche, fattori non-tecnici prendono il sopravvento nelle decisioni che riguardano l’uso della tecnologia”

Dato che gli effetti della tecnologia non sono mai neutri, è ovvio che il suo uso vada discusso ed opportunamente regolamentato. Quindi molti altri fattori non-tecnici hanno pressochè spesso il sopravvento su di essa:

Kranzberg’s Six Laws of Technology, a Metaphor, and a Story

Fourth Law: [...] many complicated sociocultural factors, especially human elements, are involved, even in what might seem to be ‘purely technical’ decisions.” “Technologically ‘sweet’ solutions do not always triumph over political and social forces.”

Un recente esempio “scientifico”:

US Government tries to restrict publication of details on avian flu virus that spreads among mammals

Although avian flu viruses have infected humans in the past (often with lethal effect), so far, these infections have come directly from birds. Over this past summer, however, researchers presented disturbing results at a scientific meeting. By growing the avian H5N1 virus in mammals for several generations, they had evolved a strain that can spread among mammals (ferrets, in this case) simply through the air. Additionally, researchers identified the mutations that enabled the virus to do so–the kind of information that would be enough to allow any competent molecular biologist to create an exact duplicate.

Like any scientists, these ones want to publish their results, but that’s where things are getting messy. The US National Science Advisory Board for Biosecurity has asked both Nature and Science to “delete details regarding both scientific methodology and specific viral mutations before publishing.” The journals recognize why the NSABB is concerned, but they also both feel that responsible researchers will need to know these details if they’re to effectively study the risk of an H5N1 pandemic.

Currently, both have issued statements that they’re considering the requests, but haven’t yet decided how to proceed.

In questo caso l’aspetto scientifico, che di norma anticipa un eventuale sviluppo tecnologico, scatena reazioni pubbliche che arrivano addirittura alla richiesta di censura (che sempre un grosso errore: cfr. effetto Streisand). Oltre a instillare dubbi sul buon senso di una tale ricerca:

“Serviva davvero mutare il virus o lo scopo era semplicemente ottenere una pubblicazione su una rivista peer-reviewed di prestigio?”

Ogni invenzione, ogni “breakthough” tecnologico comporta qualche sconvolgimento, non necessariamente negativo per tutti.

La Rete, si dice da tempo ad esempio, sta uccidendo l’editoria “classica” e si discute di come arginare questo fenomeno, addirittura a colpi di leggi e leggine. Ma se si valuta nel complesso umano, la sua sola esistenza ha portato anche molti effetti positivi, incluso l’avvicinare un certo grado di istruzione a persone che altrimenti ne resterebbero totalmente privi.

5. “Tutta la storia è rilevante, ma la storia della tecnologia è la più rilevante”

Il fatto che uno storico, in seguito storico della tecnologia, emetta questo giudizio non mi sorprende più di tanto: si potrebbe dire che tira l’acqua al suo mulino. Però, a ben vedere, ogni aspetto umano è toccato da benefici “tecnologici”, frutto di innovazioni vere e proprie. Perfino negli aspetti umanistici fiori fior di letterati, poeti, scultori e artisti hanno innovato, ossia spinto più in alto l’asticella del progresso.

Tuttavia, la Storia raccontata e studiata a scuola tende più a parlare di fatti, date e persone che non a focalizzarsi sul progresso in quanto tale. Non che sia un male, ma ogni tanto è bello scoprire le “innovazioni”, perfino quelle più strane. Ricordo con piacere quando da giovincello mi fu spiegato che fu Napoleone a imporci, fra le varie cose e per editto, che i cimiteri fossero collocati fuori dalle mura cittadine (anche) per motivi igienico-sanitari oltreché politici-ideologici.

Non credo che la storia della tecnologia avrà mai il suo spazio a scuola, però condivido la sua importanza fondamentale per il genere umano.

6. “La tecnologia è un’attivà veramente umana – e così pure lo è la storia della tecnologia”

Esiste una specie di velato e sotterraneo disprezzo reciproco fra i propugnatori della scienze e quelli delle discipline umanistiche. I primi reclamano il progresso come loro bottino di guerra, mentre i secondi la cultura. In realtà tutte queste cose non sono altro che attività umane, spesso intimamente legate le une alle altre al punto che se esiste un confine che le separa, esso è certamente molto labile.

In tutto ciò la tecnologia è un esempio delle capacità del genere umano, qualcosa che ci distingue dalle altre specie animali e ci ha garantito anche la supremazia a livello planetario.

Di rimando, studiare la storia della tecnologia è importante per capire la storia umana e, forse, per favorirne nuovi impulsi. Non a caso su Slashdot è apparso recentemente questo articolo:

Want To Get Kids Interested In Programming? Teach Them Computer History

“With poor IT teaching putting kids off pursuing a career in the computing it is time to look for a new approach. Taking kids back to the time of computing pioneers like John Von Neumann and the first machines — the likes of the Z3, the Eniac and the Colossus — would both inspire them and help get over the fundamentals about how computers work, argues silicon.com.”

Che ne pensate?

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3 thoughts on “Le leggi sulla tecnologia di Kranzberg…

  1. mcc43 scrive:

    Il punto 2) è fondamentale.
    La necessità è madre dell’invenzione in un mondo sano, ovvero dove permane traccia della psicologia umana.
    Che l’invenzione sia madre del “far nascere i desideri” è verissimo, concordo, rimando a Emanuele Severino. Ma dire che è madre della “necessità” significa considerarla niente affatto neutrale, anche se poi lo si nega- La si pone come un potere in proprio, potere assoluto in quanto si estende anche su coloro ai quali dobbiamo invenzioni teconologiche.

    L’insidia è che il potere della tecnologia ha l’apparenza del supporto, della facilitazione, così che suggerisce frasi come quella al punto 4)

  2. Stefano scrive:

    Non le conoscevo. Abbastanza bizzarre, queste leggi. E un po’ fetenti. Con la loro ambiguità sembrano più dirette ad accendere una discussione che a dare una interpretazione vera e propria dell’argomento.

    Molto bella la prima, la abbraccio e la metto sul profilo di Skype ..

    Ciao!

  3. jp scrive:

    @mcc43: queste “leggi” hanno un che di provocatorio, è indubbio e vanno lette come “rovesciamento” di alcuni modi di pensare comuni. Non vedo apparente contraddizione nel dire che la tecnologia creai necessità rispetto al fatto che i suoi effetti non sono neutrali. O forse questa è la mia interpretazione di queste frasi, volutamente molto ambigue…

    @Stefano: sì, lo scopo credo sia quello, ossia stupire tramite una ricercata ambiguità, per far discutere. Probabilmente c’è anche una specie di autoincensazione/autovalorizzazione fra le righe (vedi ultime due leggi). :P

    Che dici?

    Ciao & grazie di essere passati! ^^

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