Scrivere il profilo su LinkedIn
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| Scrivere il profilo con LinkedIn | 09/10/2008 | |
- Introduzione
- Perchè creare un profilo?
- Nulla va lasciato al caso!
- Buon senso, onestà e buon gusto
- Sezione dopo sezione…
- La vostra professione attuale!
- Foto?
- Ultimi ritocchi?
- Profilo pubblico o no?
- Riferimenti in Rete
- Conclusioni
Salve gente.
Dopo aver parlato di CV, credo sia il caso di spendere due paroline anche per LinkedIn, un social network orientato al mondo del lavoro nonchè attualmente un modo molto trendy di presentarsi sulla Rete.
Come molti social network è possibile infatti pubblicare online il proprio “profilo” che, nel caso di LinkedIn, è un vero e proprio curriculum.
| LinkedIn è aperto a chiunque voglia mettere online un suo profilo non solo a informatici, economisti, manager, commerciali, ecc… LinkedIn è aperto a tutti! |
Credo sia innanzitutto importante porsi qualche domanda, giusto per iniziare col piede giusto:
- mi serve davvero pubblicare un profilo in Rete?
- quali motivazioni mi spingono ad avere un profilo sulla Rete?
- quali dati sono disposto a pubblicare sulla Rete?
- a cosa aspiro e/o cosa mi aspetto di ottenere?
- sono pronto a gestire con continuità (anche) il mio profilo sulla Rete?
- chi è il mio “pubblico”?
Ovviamente esistono infinite domande che potete porvi in merito a LinkedIn, ma queste sei bastano per iniziare a valutare le proprie esigenze e a determinare se LinkedIn (o chi per esso) possa rappresentare realmente un’opportunità od un inutile peso.
Nel mio caso, a titolo esemplificativo:
- credo che LinkedIn mi dia molta più visibilità di quanto potrei ottenere pubblicando il CV su questo blog, quindi lo ritengo utile e (forse) necessario.
- ho scelto di avere un profilo sulla Rete perchè rappresenta uno sbocco in più e mi permette di mantenere agevolmente un discreto numero di contatti (amici, conoscenti, colleghi, …) che un domani potrebbero tornarmi utili (così come io potrei tornare utile a loro).
- ho deciso di omettere i dettagli strettamente non riconducibili al mio lavoro, quindi intendo permettere agli altri di conoscere solo quello che io voglio che loro sappiano.
- quanto alle aspirazioni, essendo un profilo pubblico, mi aspetto di utilizzarlo come complemento/prova di quanto è scritto più approfonditamente nel mio CV: lo scopo è permettere a chiunque voglia sapere chi sono di trovare informazioni su di me semplicemente cercando su Google e affini.
- sono convinto che gestire un simile profilo sia come allevare un Tamagotchi ma sono pronto perchè credo che il gioco in fondo valga la candela.
- fin dall’inizio ho deciso di non restringere il mio profilo ad un particolare pubblico-target e quindi ho optato per redigerlo interamente (o quasi) in inglese, anche solo a dimostrazione che non temo la lingua di Shakespeare… Inoltre ho scelto di renderlo “pubblico” ossia accessibile a chiunque e senza limitazioni (tanto ho già scelto cosa pubblicare e cosa omettere).
Non so cosa possa spingervi a creare un vostro profilo su LinkedIn tuttavia, se intendete cimentarvi in questa impresa, ho qualche piccolo suggerimento che ho imparato leggendo qua e là.
Credo sia doveroso ammettere che non sono un guru, quindi dovete interpretare quanto scriverò come un umile tentativo di aiuto nei vostri confronti (e nulla più).
Innanzitutto il profilo va pianificato e strutturato secondo criterio: analogamente ad un CV è opportuno prefissarsi cosa scrivere e come presentarlo.
Per iniziare vale la pena iscriversi (o farsi invitare) a LinkedIn, completare solamente e rapidamente i quattro campi indispensabili alla registrazione e mettersi subito alla ricerca di qualche contatto “conosciuto” tramite la comoda opzione di ricerca.
Questo serve a due scopi:
- iniziare ad ampliare immediatamente la propria rete (“ehy, ci sono anche io!”);
- accedere ad un numero cospicuo di profili (diretti e indiretti: salvo restrizioni io posso vedere i profili delle persone a cui sono connesso e di quelle a cui loro sono connesse) da usare come modelli per ispirarsi.
Un buon profilo si nota subito e non sto parlando (solo) del contenuto…
LinkedIn risulta molto pratico dal momento che il profilo è standardizzato ossia costituito da un insieme ordinato di sezioni e sotto-sezioni predefinite.
| A meno che non vogliate diversamente, vi invito a riempirne il maggior numero ma senza strafare: è inutile scrivere centinaia di righe ovunque ma piuttosto è meglio scrivere poco, bene e ovunque. |
Buon senso, onestà e buon gusto
Nello scrivere il profilo è ovviamente necessario usare un minimo di buon senso e di buon gusto.
Quando parlo di buon senso intendo sia una certa logicità in quello che scrivete sia una certa onestà intellettuale: è inutile e controproducente spacciarsi per dei guru in un determinato campo senza averne le capacità nè il titolo per poterlo fare, rischiando fra l’altro di essere pubblicamente smentiti in un femtosecondo “dal primo che passa”.
Analogamente è inutile e folle spacciarsi per esperti di un qualcosa e non saperlo nemmeno scrivere correttamente (occhio alle parole straniere!)…
| Se scrivete che siete esperti di una qualche tecnologia esotica o disciplina esoterica ricordatevi di aggiungere almeno una voce-esperienza concreta a riprova della vostra affermazione. Altrimenti invoglierete chi legge il vostro profilo a non credervi. |
Chi legge un profilo ci mette pochi istanti a capire se l’autore è serio/valido o no.
Spesso non serve neppure indagare in profondità per “beccare al volo” eventuali furbacchioni di turno che “pompano” troppo il loro profilo, al punto da risultare decisamente poco credibili (parlo sia degli autori sia dei loro profili).
La serietà e l’onestà innanzitutto!
Quando parlo di buon gusto intendo invece chiarezza espositiva, coerenza/consistenza anche estetica (l’abito non fa il monaco, però…) e cura del dettaglio.
Non state certamente dipingendo un quadro, però credo che un minimo di “occhio” in fase di scrittura sia basilare. Questo però non implica che dobbiate pensare a chissà quale stile bizzarro per accalappiare il potenziale lettore. Per capirci: se non sapete esattamente quello state facendo, lasciate perdere e puntate a qualcosa di meno fantasioso.
Evitate ad esempio di scrivere tutto in maiuscolo (fra l’altro sareste bocciati in netiquette), di alternare stili grafici diversi fra loro, di usare espressioni gergali fuori luogo (no, niente “stile SMS“, please!), ecc…
Insomma, il profilo va trattato come un documento serio. Se risulta “pasticciato”, apparirete voi stessi come dei “pasticcioni”.
Quando poi avete scelto uno stile che vi aggrada (e che pensate possa piacere ad un potenziale lettore), mantenetelo in tutto il profilo.
Il top, senza entrare nel merito dei contenuti, è rappresentato ovviamente da un profilo chiaro, sintetico ma preciso, esteticamente piacevole ma non necessariamente minimalista.
Quando si apre il proprio profilo per modificarlo appaiono diverse sezioni: vediamole una ad una…
Come dice il nome è il sommario del profilo e non è un caso che sia la prima voce.
Questa è la sezione che serve ad “accalappiare” il lettore e quindi risulta essere la più importante e difficile da scrivere perché, dopotutto, la sintesi è un dono.
Sostanzialmente lo scopo è guadagnare (ben) più dei 30/60 secondi che un recruiter/hiring manager dedica in media alla lettura di un singolo CV o profilo.
A sua volta questa sezione si suddivide in due: l’omonima “summary” e “specialties“.
Nella prima sotto-sezione potete scrivere un breve ritratto di voi: dico “breve” perchè le persone si annoiano in fretta a leggere che siete “giovani, dinamici, … fin da quando eravate in culla” e se anche vi graziano non cambiando pagina, certamente sapranno usare la scrollbar per passare oltre.
La seconda sotto-sezione contiene ciò che sapete fare e possibilmente bene. Se avete varie macro-aree di interesse potete pensare di organizzarle in altrettante liste, in modo che sia chiaro immediatamente quali settori lavorativi vi interessano e quali competenze o capacità possedete in ciascuno di essi.
Ah, presa globalmente, questa è la sezione adatta per bullarvi con sigle, acronimi, keywords e slang particolari. Qualcuno direbbe che “fa molto americano” e, almeno in questa sezione, non è un male: ricordate che i profili possono essere resi veramente “pubblici” e quindi indicizzabili/indicizzati da Google & Co.!
Dopo aver attratto il vostro lettore con un sommario di chi siete è ora il turno di spiegarlo nel dettaglio, ossia nei termini di cosa state facendo attualmente e cosa avete fatto fino ad ora.
Questa sezione è analoga a quella di un CV e, a meno di situazioni particolari, potete fare copia e incolla da esso. Ricordate: non eccedete mai in righe e righe di spiegazioni di ciò che fate e puntate ad una descrizione sintetica e puntuale.
Quello che dite in 10 righe potete dirlo tranquillamente anche in 2.
Se la vostra esperienza è mastodontica (congratulazioni!) potete optare per indicare solo le voci particolarmente significative e omettere in blocco quelle di secondaria importanza. Se invece intendete dimostrare la vostra flessibilità di impiego può aver senso scrivere l’intera vostra esperienza dedicando ad ogni voce una brevissima descrizione.
Inoltre, se avete più lavori e/o il vostro lavoro prevede mansioni diverse e distinte ha senso indicare più voci-esperienza.
Ad esempio, se avete iniziato con un lavoro che presenta aspetti tecnici (es: software developer) salvo poi ottenere nel tempo un qualche grado di responsabilità (es: project leader) può avere senso inserire due distinte voci, una per mansione, tutte e due ovviamente indicate come “lavoro attuale”.
Non dovete interpretare questa suddivisione come un modo truffaldino per “aumentare lo spessore del CV” quanto come un modo chiaro e opportuno di presentare la vostra flessibilità di impiego e la vostra accresciuta competenza e professionalità all’interno di un’azienda.
| Quando completate questa sezione chiedetevi se voi leggereste mai tutto quello che avete scritto (anche se fosse redatto in maniera eccezionale) e, se proprio, dove vi sareste fermati a leggere… |
In questa sezione potete mettere dettagli sulla vostra istruzione ossia scuole, università, corsi speciali, …
Per “scuole” intendo superiori e università non certo scuole medie o addirittura elementari.
Considerando che il sito è americano e la lingua di default è l’inglese (c’è anche lo spagnolo) può aver senso indicare i titoli conseguiti anche (o solamente) nell’equivalente inglese.
Ad esempio se avete conseguito una laurea triennale in qualche disciplina scientifica potete mettere Bachelor (of Science) o una delle sigle BS/BSc.
Al solito Wikipedia è un aiuto anche in questo caso (cfr. voci come Bachelor o Master’s Degree per determinare il nome internazionale della vostra laurea)…
Qualora la vostra tesi presentasse un uso di tecnologie, concetti, … particolarmente interessanti (o più semplicemente: siete fieri del vostro lavoro svolto) potete optare per indicare il titolo della relazione di laurea, voto finale ed eventualmente una breve descrizione delle tematiche affrontate (anche solo come un elenco di parole chiave, “keywords“).
Ove applicabile può essere opportuno indicare anche eventuali “orientamenti didattici” ossia le specializzazioni primarie/secondarie che avete scelto per il vostro corso di laurea (normalmente in questo caso si parla delle lauree triennali o equivalenti). In Italia sono talvolta indicati come “curriculum del corso di Laurea” mentre negli altri Stati assumono altre denominazioni: ad esempio negli USA sono noti come minor e major, a seconda dell’importanza di una specifica (sotto)specializzazione rispetto al corso di studio “principale”.
I dottorati di ricerca completati vengono normalmente indicati con la sigla Ph.D. o PhD. Se invece lo state svolgendo potete mettere PhD Student. Considerando l’enorme valore (anche nel mercato del lavoro) di questo titolo accademico ha ovviamente senso entrare un po’ più nei dettagli della vostra ricerca, senza ovviamente strafare.
Inutile dire che se nella vostra carriera scolastica/accademica avete ottenuto menzioni d’onore è opportuno indicarle (o in questa sezione o in “Honors and Awards”, che vedremo più avanti).
In questa sezione trovano giusta collocazione anche corsi di specializzazione post-laurea come i Master tipo MBA (da non confondersi con le lauree specialistiche/magistrali indicate come Master’s Degree).
Se lo ritenete opportuno può avere senso inserire in questa sezione anche eventuali abilitazioni professionali, specialmente se particolari e/o non intuitive. Per esempio, se superate l’Esame di Stato da ingegnere e vi siete iscritti al relativo Albo professionale, potete aggiungere che siete diventati “ingegneri professionali” segnalando il fatto tramite una delle innumerevoli sigle inglesi come P.Eng..
| Il termine italiano “ingegnere” ed il suo equivalente inglese, “engineer”, sono termini spesso abusati. Per evitare fraintendimenti può avere senso distinguere fra titoli accademico-professionali, indicati in questa sezione, e titoli derivati da certificazioni professionali (non accademici), citabili nella sezione “Honors and Awards”, che vedremo successivamente. |
Da quel che ho osservato in questa sezione non vengono normalmente inserite voci circa eventuali corsi di certificazione professionali.
Gli stage con valenza didattica (es: stage di tesi) o condotti in collaborazione con istituti didattici possono essere indicati in questa sezione. Gli stage o i tirocini di natura propriamente professionale possono invece essere indicati nella sezione “Experience“.
Se anche non avete portato a termine un qualche corso scolastico (intendo principalmente quelli di laurea, in università) vale comunque la pena indicare che avete frequentato quello/quegli istituti.
| Così come non siete obbligati a scrivere i dettagli dei vostri titoli raggiunti (laurea, voto finale, …), non siete nemmeno tenuti a scrivere esplicitamente che non avete terminato un qualche corso. Siete voi a scegliere quello che volete che gli altri sappiano di voi. Tenete tuttavia presente che gli altri sono liberi di non credere per forza a quello che scrivete. |
Le raccomandazioni sono un buon modo per presentarsi in quanto testimonianze concrete del vostro merito (non c’entrano nulla con le tipiche raccomandazioni all’italiana, tristemente note).
Un buon numero di proposte di lavoro presenti su Linkedin richiedono ai candidati anche raccomandazioni come prova del loro effettivo valore.
Se avete modo di ottenerne, procuratevele ma evitate i trucchi come cross-recommendations troppo evidenti (“io raccomando te e tu raccomandi me”) o tonnellate di raccomandazioni da colleghi/amici/dipendenti perché non tutti ci cascano.
Ricordate: le raccomandazioni ottenute dai clienti valgono doppio.
Anche questa sezione è importante e non va sottovalutata.
Nella prima sottosezione, “Websites“, potete indicare fino a 3 diversi URL: approfittatene per inserire ad esempio un link all’azienda per cui lavorate, al vostro sito personale o al vostro blog, …
Alla voce “Interests” potete indicare hobby, capacità/competenze/esperienze extra-lavorative, …
In “Groups and Associations” potete indicare, come dice il nome, gruppi e associazioni che frequentate.
Esistono anche gruppi “LinkedIn” ossia gruppi di utenti che condividono passioni, hobby, sport, scuole frequentate (“alumni” – alle volte questo termine viene usato anche per indicare ex-dipendenti di grosse aziende -), tecnologie, …
Potete cercare e joinare (cioè iscrivervi a) gruppi esistenti o, se volete, fondarne di nuovi.
Non esagerate con i gruppi: il consiglio è iscrivervi solo a quelli che veramente riflettono le vostre capacità e competenze. Meglio pochi ma buoni.
In “Honors and Awards” potete sbizzarrirvi con i vostri premi, pubblicazioni, corsi, certificazioni, … Visto che si tratta di encomi speciali e che si tratta dell’ultima sezione, potete fare un’eccezione alla regola del “siate sintetici” e scrivere qualche riga in più.
In questa ultima sezione potete definire tramite caselle di spunta che tipo di rapporto professionale ricercate. Nel mio caso ho deciso di lasciare abilitate tutte le voci per non chiudermi la strada a nuove opportunità, di qualunque tipo esse siano.
Valutate e scegliete accuratamente quali tipi di proposte/inviti accettare e quali no.
La vostra professione attuale!
A fianco del vostro nome appare spesso il vostro titolo-mansione attuale: è importante definire esattamente i propri compiti e scegliere accuratamente il “nome” della vostra professione.
Esiste una specie di gerarchia di sfumature per lavori simili: ad esempio in campo informatico un “programmatore” può definirsi “programmer”, “developer” o “engineer” a seconda di quello che fa, delle responsabilità e del grado d’importanza nell’azienda, … (cfr. questo articolo di Wikipedia)
Inoltre vanno di moda suffissi (o indicati come prefissi) addizionali per indicare il livello di esperienza come junior e senior.
Considerate che molti termini, specie nel mondo del lavoro, sono abusati e ormai di uso ampio e variegato: ad esempio in Italia il termine “ingegnere” si riferisce propriamente a qualcuno iscritto all’apposito Albo (o almeno che ha seguito un corso di laurea in ingegneria) ma l’equivalente inglese, engineer, viene (ab)usato spesso e volentieri per descrivere le più disparate mansioni tecniche e/o l’aver conseguito una qualche certificazione professionale (cfr. questo articolo e quest’altro, sempre tratti da Wikipedia).
| A meno che l’azienda non vi assuma con un titolo preciso, prima di scegliere la sfumatura corretta, visionate un (bel) po’ di profili. |
Aggiungere un foto al vostro profilo è un discorso opzionale.
Se ve la sentite e/o addirittura pensate che possa risultare vantaggioso (letteralmente: “ci mettete la faccia” sul profilo), sceglietene una decente.
Dal momento che la dimensione della foto è piccola, se potete, optate per il solo viso ma controllate le dimensioni: niente “faccioni” in primissimo piano (grazie!).
Evitate ovviamente espressioni strane, linguacce, …
Evitate di inserire foto che non vi rappresentano: niente personaggi dei fumetti, della televisione, ecc… o chi consulterà il vostro profilo vi giudicherà immediatamente come persone non serie e non professionali.
Esattamente come per il CV considerate il vostro profilo su LinkedIn come un lavoro costantemente “in progress“: un buon profilo può richiedere un altrettanto buon numero di modifiche e aggiornamenti.
Una vera e propria opera di cesellatura.
Prima di concludere volevo segnalarvi che se volete è possibile rendere più facile raggiungere il vostro profilo su LinkedIn rendendolo “pubblico”.
Per impostazione predefinita i profili sono visibili solo ai vostri contatti o ai contatti dei contatti, entro certi limiti che potete specificare.
Tuttavia è possibile rendere il profilo veramente pubblico, ossia liberamente accessibile da chiunque (e indicizzabile da Google & Co.), tramite l’opzione “Public Profile setting“.
Con questa opzione, potrete quindi scegliere un URL con un nome-profilo pubblico (es: http://www.linkedin.com/in/$NOME$COGNOME).
Se optate per un profilo pubblico, vi consiglio anche di promuoverlo sulla Rete, ad esempio attraverso gli appositi badge ufficiali che trovate alla voce “Promote your profile!“.
Gironzolando in Rete ho recuperato qualche post interessante inerente a LinkedIn:
- LinkedIn: SEO e buone abitudini
- Come creare un profilo efficace su LinkedIn
- Come creo e mantengo un profilo su LinkedIn?
- Raccomandazioni globali con LinkedIn
Con questo ho concluso, almeno per ora.
Spero che questi piccoli trucchi vi siano d’aiuto.
Se avete domande/segnalazioni/critiche (o volete aggiungermi alla vostra rete di conoscenze su LinkedIn), sapete dove trovarmi.
Ciau!

BUMP!
+ Aggiunto indice.
+ Aggiunta nota sui Dottorati di Ricerca (PhD) in “Education”.
+ Aggiunta nota sugli Esami di Stato in “Education”.
+ I consigli di fine sezione sono ora indicati in italico.
BUMP!
+ Aggiunta nota su eventuali corsi non completati in “Education”.
BUMP!
+ Aggiunta la sezione “Buon senso, onestà e buon gusto”
+ Aggiunto riferimento nell’omonima sezione (“Raccomandazioni globali con LinkedIn“)
+ Piccoli aggiustamenti (cosmetics)
BUMP!
+ Nuovo stile grafico per i consigli e le note
+ Aggiunta nota sugli stage in “Education”
BUMP!
+ Aggiunta nota sui “minor” e “major” in “Education”.
BUMP!
+ Aggiunto il PDF del documento (alcuni cambiamenti minimali: es: stile un po’ meno “da blog”)
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